sabato 3 dicembre 2016

Appello a partecipazione e al No di Antonio Flovilla presidente di Basilicata Popolare e portavoce del Comitato di cattolici, popolari e riformisti


Un appello per la partecipazione al voto di domenica 4 dicembre e per esprimere il no al referendum costituzionale è stato rivolto da Antonio Flovilla presidente di Basilicata Popolare e portavoce del Comitato di cattolici, popolari e riformisti per il no. E' una riforma sbagliata spacciata come risolutiva che – dice Flovilla - produrrà nuovi problemi e porrà una pesante ipoteca sulla possibilità di affrontarli seriamente.

Una riforma che rischia di produrre una marginalizzazione della Basilicata non solo per la sua ridotta rappresentanza in quello che dovrebbe essere il nuovo Senato, di fatto una sorta di Camera di quarta serie, ma anche e soprattutto darà man forte al disegno delle macroregioni. 

In Basilicata i cattolici e i cittadini autenticamente riformisti hanno specifiche motivazioni per una presenza massiccia alle urna e per il no: la Basilicata ha bisogno di recuperare il senso civico della partecipazione per esprimere al meglio le sue potenzialità. La Costituzione non si cambia né a colpi di voti di fiducia in Parlamento e tanto meno con patti trasversali e sicuramente poco trasparenti come sostenuto autorevolmente da numerosi ed insigni costituzionalisti che hanno espresso perplessità di metodo e di merito.

I comizietti di Renzi a Matera e a Potenza – aggiunge Flovilla – non hanno certo convinto in materia di petrolio su chi deciderà per nuove ricerche ed estrazioni e tanto meno sul futuro del sistema autonomistico locale.


Sono certo inoltre che i cattolici  voteranno NO per coerenza storica. Per secoli si è chiesto alla Chiesa di riconoscere la sovranità del diritto e la divisione dei poteri, e sarebbe assurdo che proprio ora che il Papa le ha solennemente proclamate all’ONU, i cattolici italiani ne abbandonassero la difesa per tornare a quella vecchia, decrepita, infausta cosa che è l’uomo solo al comando e tutti gli altri a dire di sì. Ma coerenza storica ci impone di votare no anche perché i cattolici in Italia hanno messo il meglio di sé nella Costituzione repubblicana. È la cosa migliore che hanno fatto nel Novecento. Grazie alla partecipazione alla Resistenza, la Costituzione è stato il dono più alto che i cattolici, certo non da soli, hanno fatto all’Italia. Ora si dovrebbe cambiarla per portarla su posizioni più avanzate (più diritti, più sicurezza sociale, lavoro, cultura, più garanzie contro la cattiva “governabilità” e l’arroganza della politica), non certo sfasciarla.

Quanto ai costi della politica non vengono dimezzati: con la riforma si andrà a risparmiare circa il 20%, ma in realtà sono in arrivo nuove indennità al rialzo per i funzionari parlamentari mentre il bicameralismo non viene davvero superato, come dice il governo, bensì reso più confuso creando conflitti di competenza tra Stato e Regioni e tra Camera e nuovo Senato. La particolare situazione che attraversa la Basilicata e la gravità della crisi – continua il presidente di Basilicata Popolare  – non consentono più la politica delle promesse perché le emergenze occupazione, ambiente e salute richiedono risposte vere ed urgenti sinora non assicurate né a livello nazionale che regionale.

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