martedì 11 luglio 2017

BANCA POPOLARI BARI: VACCARO (UIL), PIANO IRRICEVIBILE PER ESOSITA’ RICHIESTE, AZIENDA RIVEDA POSIZIONI

Certamente il nuovo piano industriale che la Banca Popolare di Bari ha inviato ai Sindacati di categoria una cosa è riuscita a farla: quella di sollevare sconcerto tra i lavoratori e in particolare tra coloro che prestano la loro attività nel territorio della Basilicata (per non parlare della reazione immediata della clientela).
Si sottolinea che la riduzione del personale per la sola città di Potenza è pari a 130 unità, vale a dire l’intera Direzione di Potenza che da sola rappresenta più del 25% dei 504 licenziamenti previsti dal piano oltre a quelli che potrebbero derivare dalle chiusure delle Filiali in provincia. In Basilicata 130 lavoratori del credito rappresentano il 12% della forza lavoro del settore nell’intera Basilicata. Un prezzo enorme che il nostro territorio non può e non deve pagare. Dopo aver ricercato ed ottenuto buona occupazione nella categoria del Credito con la stabilizzazione dei lavoratori nel Gruppo Intesa San Paolo, non possiamo assistere alla chiusura e perdita di occupazione nella Banca che ha raccolto la storia del credito in regione. La UIL, e nello specifico la UILCA, come l’intera comunità di Basilicata 12 anni fa hanno creduto nel progetto della Banca Popolare di Bari che, mettendo in sintonia economie orizzontali, incorporò con successo la Nuova Banca Mediterranea consolidando la ragione sociale “Popolare” con un azionariato diffuso e radicato per essere una Banca al servizio delle economie locali. In ciò hanno creduto i cittadini della Basilicata che hanno contribuito anche a dare sostanza e dignità al Capitale Sociale, sottoscrivendo più volte aumenti di capitale anche in considerazione del fatto che contribuire a mantenere un’attività economica come una banca, giova all’economia del territorio e quindi a un concetto più ampio rispetto alla redditività del singolo investimento. Nell’era della globalizzazione non vogliamo certo fare una battaglia di campanile ma, visto che i “denari” per lo sviluppo di questa Banca arrivano anche dalle economie di questo territorio, vogliamo SINDACARE sulle scelte strategiche soprattutto quando queste portano decrescita di occupazione. Gli Uffici distaccati della Direzione Generale di Potenza non sono un regalo fatto al territorio; rappresentano il frutto di un accordo sindacale per garantire la continuazione di lavorazioni dove il grado di specializzazioni era già consolidato nella passata Banca Mediterranea come la gestione delle Tesorerie di Enti che con l’influenza della Banca in nuovi territori ha potuto vincere sempre più gare di appalto dando servizi di eccellenza. Ora, in una logica incomprensibile, anche dal punto di vista economico, si vuole affidare all’esterno il servizio subappaltandolo e mandando a casa i​ lavoratori. Siamo felici di ricevere una smentita su questo argomento. Tutto questo accade a un solo anno dalla nuova scelta strategica di non estendersi e consolidarsi tra territori attigui orizzontalmente, ma tentando una crescita verticale attraverso la dorsale adriatica attraverso l’acquisizione del gruppo Tercas, una delle 5 Banche commissariate note alle cronaca. Sulla situazione siamo fortemente preoccupati anche in considerazione della tempistica (l’ultimo accordo, peraltro non attuato pienamente, risale solo al 19/07/2016) e del tenore del piano di ristrutturazione presentatoci, sul quale dobbiamo rilevare in primis che probabilmente ai piani alti della Banca qualcuno ha sbagliato a leggere le “carte”. Ci riferiamo alle “carte” della fusione per incorporazione del Gruppo Tercas; riteniamo, infatti, che una fusione per incorporazione dovrebbe rafforzare un gruppo bancario e, in tal senso abbiamo numerosi esempi anche recenti. Per restare nel perimetro delle (ex) popolari pensiamo, ad esempio, che la fusione tra Banca Popolare di Milano e Banco Popolare abbia prodotto valore aggiunto pur nella drammaticità del periodo che caratterizza tutto il settore (non solo la Banca Popolare di Bari) e il Paese in generale. In relazione, appunto, a quanto rappresentato in questo progetto di ristrutturazione, sembra che la Banca Popolare di Bari esca invece indebolita dalla fusione con Tercas. In alternativa a questo ragionamento dovremmo registrare incapacità a gestire il processo di fusione! ......delle due l’una! Oppure, la vera preoccupazione è rappresentata dal l’incertezza della trasformazione in Spa! Una banca che ha chiuso poco mesi fa un Bilancio con un utile netto di 5,2 MILIONI DI EURO non può e non deve presentare un “piano di lacrime e sangue” esclusivamente solo per i lavoratori, non mettendo minimamente in discussione le riduzioni di altri costi di gestione aziendale, quali: il compenso al “management”, le consulenze esterne, il costante e fulmineo turnover di assunzioni ad alto livello “gerarchico” che, come già da maturata esperienza, presto vengono “consegnati all’oblio”. La Redditività e la produttività non sono un frutto spontaneo ed immediato; specie dopo una fusione, esse vanno coltivate con scelte sapienti di strategie innovative; cose che non vediamo in questo piano così come ci è stato consegnato. Continuiamo pertanto ad affermare sempre più convinti che è irricevibile per l’esosità delle richieste, per la scarsa chiarezza e per l’assenza di prospettive future. Auspichiamo pertanto che l’Azienda riveda le sue posizioni o dia il piano reale, quello che ogni grande gruppo offre all’opinione pubblica per attrarre investimenti. In questi lunghi anni di crisi del sistema non è la prima volta che ci vengono richiesti sacrifici di questa portata ma, tutte le volte che è successo, abbiamo sempre chiesto (e ottenuto) in primo luogo certezze sul futuro dell’azienda e tutele reali per tutti i colleghi interessati dai processi. Sono stati questi i presupposti che ci hanno consentito di sottoscrivere gli accordi relativi agli ultimi piani industriali presentati dalla Banca Popolare di Bari, ma per​ raggiungere quelle intese ci si è avvalsi di un strumento non di secondo piano per gestire le eccedenze di personale: il fondo di sostegno al reddito. C’è bisogno di rinnovamento non rottamando le persone e asfaltando i territori ma creando anche e soprattutto un cambio generazionale, accompagnando gli anziani alla pensione garantendo nuova occupazione e stabilizzazione dei precari; per fare questo bisogna affidare questa importante trattativa a delegazioni trattanti con la presenza costante dei vertici della banca e del sindacato altrimenti con il caldo aumenterà anche la confusione.

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