Quello che sta accadendo
in queste ore rappresenta una vergogna inaccettabile! Il senso di
responsabilità cui si richiamano personaggi politici e
pseudo-rappresentanti sindacali di ogni risma è incompatibile con la
propaganda.
La sofferenza dei lucani e di interi pezzi di società,
non solo lucana, non può sopportare oltre gli slogan di chi parla di
successi strabilianti, utilizzandoli come arma contundente e
strumento becero di propaganda politica. Nessuna persona dotata di
buon senso può immaginare di dare una rappresentazione farsesca
degli avversari politici. Così come nessuno sano di mente potrebbe
mai essere scontento del rilancio della produzione.
Sono almeno 5 anni che la
propaganda la fa da padrona. Nel 2010 Marchionne annunciava (con
tanto di pubblicità televisiva) 20 miliardi di investimento e 6
milioni di vetture, almeno 1 milione e 400 mila delle quali in
Italia. Niente più cassa integrazione. Riassorbimento di tutti gli
operai e nuove assunzioni. Due anni dopo “fabbrica Italia” e le
sue “magnifiche sorti e progressive” non c'erano più, Marchionne
ne annunciava l'inesistenza e precisava che i piani di investimento
erano oggetto di costante revisione. Nel frattempo, licenziamenti,
chiusure di stabilimenti e ulteriore cassa integrazione.
Solo la parte
responsabile del Paese non gli scendiletto e i lacchè misero in
guardia sulla inverosimiglianza di un tale piano che presupponeva
unicamente la riduzione dei diritti. Solo la Fiom e la sinistra, Sel
compresa, ne evidenziarono i limiti e si scagliarono contro la
propaganda fine a se stessa.
Si potrebbe dire oggi che proprio grazie a tali
obiezioni e al sano realismo di quegli “oppositori” (dipinti
anche allora come irresponsabili dai guitti di ieri e di oggi) si
riparte da un rilancio degli investimenti. Tuttavia, mettiamo in
guardia dai facili trionfalismi e dalla propaganda sterile.
Le annunciate assunzioni
non riassorbono neppure (ad esempio) i mancati rinnovi dei contratti
interinali di due anni fa. Le condizioni lavorative e la compressione
dei diritti rischiano di essere proibitive per un lavoro che possa
dirsi tale.
Chi intende “far
politica” e campagna elettorale sul ricatto stabile e sulla
promessa di assunzioni generalizzate è proprio chi richiama a una
divisione tra sindacati responsabili e non, che prelude a una
divisione progressiva dei lavoratori e del Paese.
La drammaticità della
crisi non può far consentire il lusso di continuare a ragionare come
se “le pizzerie e i ristoranti siano pieni”. Ci auguriamo un
rilancio effettivo e stabile della produzione e condizioni di lavoro
che rispettino la dignità dei lavoratori e delle persone.
Maria Murante –
coordinatrice SeL Basilicata
Mario
BASILIO – coordinatore SeL Potenza
Eligio
IANNUZZIELLO – coordinatore SeL Matera

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