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La celiachia: una condizione di vita


La celiachia, ovvero l’intolleranza permanente al glutine, è una patologia che in Italia colpisce una persona ogni 100/150 abitanti. I celiaci sarebbero quindi circa 400 mila, ma ne sono stati diagnosticati intorno agli 85 mila, quindi molte persone non sono consapevoli della loro malattia. Ogni anno vengono diagnosticati 5000 nuovi casi, e nascono circa 2800 bambini celiaci con un incremento annuo di circa il 10%. 

Risulta evidente, quindi, che la celiachia sta diventando una malattia con un impatto sociale sempre più invasivo, e non può più essere considerata una patologia che riguarda una nicchia di pazienti. La sua scoperta risale agli anni ’50 del secolo scorso, e sembra che sia proprio l’Italia, il Paese delle 3 P (pane, pasta e pizza ), il Paese con il più alto numero di celiaci al mondo. L’unica cura certa, per ora, è un’alimentazione assolutamente priva di glutine, in grado di garantire al celiaco un perfetto stato di salute.

L’argomento è stato affrontato il 29/11/2015, presso il Centro Sociale di Filiano, nel corso di un incontro-dibattito dal titolo “Quattro chiacchiere sulla celiachia”, organizzato dalla Pro Loco di Filiano e dall’Associazione Italiana Celiachia Basilicata Onlus ( A.I.C. Basilicata Onlus ), in collaborazione con la Croce Rossa Italiana di Filiano e l’A.V.I.S. comunale di Filiano, e con il patrocinio del Comune di Filiano. Moderato da Vito Sabia, della Pro Loco di Filiano, ha visto la partecipazione del Presidente della Pro Loco di Filiano, Vito Filippi, e del Sindaco di Filiano, Giuseppe Nella. I relatori sono stati: la Dott.ssa Amelia Scavone, consulente scientifico A.I.C. Basilicata Onlus; la Dott.ssa Lucia Santarsiero, chef e tecnologa alimentare; Francesco Cioffredi, Presidente di A.I.C. Basilicata Onlus.

Vito Sabia, dopo i saluti e i ringraziamenti di rito, è passato ad illustrare lo scopo dell’incontro-dibattito: quello di sensibilizzare la cittadinanza locale e del Vulture-Melfese, peraltro intervenuta numerosa, sul tema della celiachia e della conseguente alimentazione senza glutine. Ha proseguito poi con una breve storia della celiachia, soffermandosi in particolare su cosa significhi oggi essere celiaci.

Fra i relatori ha iniziato la Dott.ssa Amelia Scavone, consulente scientifico A.I.C. Basilicata Onlus, che ha evidenziato come la celiachia, seppur diagnosticata come malattia soltanto negli anni 50 del secolo scorso, sia in realtà molto antica, risalente addirittura all’epoca in cui l’uomo ha cominciato a nutrirsi di cereali in maniera continuativa, integrando così la sua dieta fino a quel momento fatta solo di cacciagione, pescato e raccolta di frutti spontanei. Quindi per migliaia di anni è rimasta, come del resto altre, una malattia sconosciuta, i cui sintomi venivano attribuiti ad altre cause. La Dott.ssa Scavone ha continuato illustrando quelli che oggi, invece, essendo la malattia  conosciuta, sono i problemi clinici del paziente celiaco, sia nella fase diagnostica della malattia sia in quella successiva dei controlli e delle verifiche, una volta fatta la prima diagnosi di paziente celiaco, soffermandosi sulle tecniche diagnostiche attualmente a disposizione e sulla possibilità, in futuro, di un vaccino per la celiachia. Attualmente in Italia la celiachia, pur essendo ben conosciuta dal punto di vista medico, è ancora sotto diagnosticata. Infatti, nonostante il miglioramento dei mezzi diagnostici, sono ancora tanti i celiaci inconsapevoli o che non hanno ancora accertato senza ombra di dubbio la condizione di paziente celiaco. Calcolando una incidenza probabile di un caso ogni 100 persone circa ci si attenderebbero circa 600 mila celiaci, a fronte di 160 mila celiaci diagnosticati, nel panorama nazionale. Lo stesso vale in Basilicata, dove risultano censiti dalla Regione 780 celiaci, a fronte di un numero di celiaci molto superiore secondo i dati attesi da A.I.C. Basilicata Onlus. Quindi, per la sua incidenza, la celiachia non può più essere considerata una malattia rara, anche se per il Ministero della Salute appartiene ancora a questa categoria, e sicuramente può ormai essere inquadrata come una malattia sociale. Inoltre, diversamente da qualche anno fa, quando la celiachia veniva considerata soprattutto una malattia pediatrica, oggi è giustamente valutata come una patologia che può colpire chiunque, purché abbia una predisposizione genetica alla quale poi si aggiunga un’alimentazione comprendente alimenti contenenti il glutine e si inneschi un fattore scatenante non ancora ben definito (ad es. : infezioni, stress). Quindi è definibile come malattia multifattoriale: fattore genetico, fattore alimentare e fattore scatenante. Clinicamente, poiché molto spesso interessa vari organi, è considerata una malattia multisistemica, e questo rende più complessa l’interpretazione dei sintomi e l’elaborazione di una diagnosi certa. Ecco perché è importante rivolgersi a dei Centri specializzati (in Basilicata presenti a Potenza e Matera), per evitare diagnosi errate o comunque ritardate. La procedura attuale prevede prima l’analisi genetica del soggetto e, successivamente, se è presente la sequenza genetica caratteristica della malattia, si procede con l’esame clinico dei villi intestinali.

La Dott.ssa Lucia Santarsiero, chef e tecnologia alimentare, proprio in virtù di questa sua doppia competenza, nella sua relazione ha messo in evidenza:

1-     il ruolo svolto dall’industria alimentare nel mettere sul mercato prodotti alternativi senza glutine in sostituzione di quelli normalmente presenti contenenti il glutine;

2-      il ruolo svolto dallo chef nel proporre ricette gustose e varie utilizzando i prodotti dell’industria alimentare senza glutine insieme agli alimenti naturalmente privi di glutine, per evitare al celiaco la monotonia alimentare e la sensazione mortificante di una discriminazione nella scelta delle pietanze rispetto al cliente non celiaco, sottolineando la maggiore responsabilità dello chef rispetto alla particolare condizione del cliente celiaco sia nella scelta degli alimenti sia nel rispetto delle normative vigenti relative alla sicurezza alimentare;

3-     l’importanza della “consapevolezza” del consumatore celiaco, sia nella scelta dei prodotti alimentari industriali sostitutivi di quelli contenenti il glutine attraverso una attenta lettura delle etichette sia in quella degli alimenti naturalmente privi di glutine ( ad es. riso, miglio, grano saraceno, quinoa, amaranto ), vedendo quest’ultima scelta anche come un’opportunità per conoscere alimenti e sapori nuovi, che diversamente forse mai si sarebbe pensato di sperimentare, come pure nella scelta di ristoranti che propongano menu per celiaci vari, gustosi e soprattutto sicuri, cioè privi di qualsiasi tipo di contaminazione. Il ruolo svolto dall’industria alimentare e dallo chef dovrebbero quindi avere anche lo scopo di stimolare o anche creare ex novo la “consapevolezza” del consumatore celiaco. L’obiettivo finale, quindi, è quello di un avvicinamento ed incrocio fra la consapevolezza informata del consumatore celiaco nell’esigere dei prodotti sostitutivi sempre più validi dal punto di vista nutrizionale e la capacità delle aziende produttrici nel fornire tali prodotti, che non rispettino soltanto il requisito dell’assenza del glutine. La Dott.ssa Santarsiero ha sottolineato come la “consapevolezza” del consumatore celiaco sia un punto nodale, perché, nel momento in cui l’alimentazione va oltre la pura e semplice esigenza della sopravvivenza, diventa un fatto culturale, per cui risulta difficile dal punto di vista psicologico, specialmente nel caso in cui un soggetto scopra la sua condizione di celiaco da adulto, accettare il cambiamento di abitudini alimentari consolidate da anni. Una volta divenuto consapevole, in possesso delle giuste cognizioni, il celiaco nella nostra società avrà sicuramente la possibilità di acquistare gli alimenti e i prodotti adatti alla sua condizione, sperando che anche i pasti fuori casa siano sempre più sicuri e facili da ottenere, superando finalmente la situazione attuale, nella quale non di rado si assiste a buffet e sagre con menu inaccessibili per i celiaci, con grave pregiudizio per la convivialità e la vita sociale. Di fondamentale importanza è quindi l’adesione al circuito dell’Alimentazione Fuori Casa, a cura dell’A.I.C.

Il Presidente di A.I.C. Basilicata Onlus, Francesco Cioffredi, ha illustrato il ruolo svolto dall’Associazione dalla sua fondazione, sia attraverso le iniziative promosse e sostenute sia con il supporto offerto ai propri iscritti. Ha continuato poi con i progetti messi in cantiere dall’Associazione, come quello di stimolare la Pubblica Amministrazione, nel campo della ristorazione, ad organizzare, per mezzo dei vari organi sanitari preposti in collaborazione con l’A.I.C. Basilicata Onlus, dei corsi di formazione sulla cucina senza glutine destinata agli operatori della ristorazione in generale ed in particolare agli addetti alle mense scolastiche ed ospedaliere, con l’obiettivo di informarli e formarli sui problemi connessi alla celiachia nel campo della ristorazione, rendendoli, alla fine dei corsi, in grado di offrire ai celiaci pasti senza glutine in totale sicurezza. Ha concluso infine dicendo che l’Associazione si propone di continuare ad organizzare incontri-dibattiti come questo, per aumentare la diffusione della conoscenza sulla celiachia e la sensibilità della società civile verso i problemi quotidiani del paziente celiaco consapevole della sua condizione, ma anche con lo scopo di aiutare a far emergere i celiaci non ancora consapevoli della loro malattia.

Dopo gli interventi dei relatori c’è stato uno spazio per gli interventi del pubblico, con relativa discussione.

A margine dell’incontro-dibattito, con il contributo degli sponsor “Clematis s.r.l.” e Pizzeria Pub “Fandango” e dell’A.I.C. Basilicata Onlus, c’è stato un buffet di prodotti senza glutine, sia salati che dolci.   

 Antonio Libutti

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