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RETE IMPRESE PZ: a Potenza lo “spettro” inasprimento delle tariffe e in generale della fiscalità locale


C’è uno “spettro” che agita il sonno dei titolari di piccole e medie attività commerciali, di servizi ed artigiane della città di Potenza e che è strettamente legato all’ “agonia istituzionale” del Municipio: l’inasprimento delle tariffe comunali e in generale della fiscalità locale. Lo sottolinea Rete Imprese Italia Potenza ricordando che la normativa di legge in proposito è severa soprattutto nei confronti dei titolari di impresa: 

per il periodo di cinque anni, decorrente dall’anno dell’ipotesi di bilancio riequilibrato, solo ai fini della Tarsu-Tari, gli enti devono applicare misure tariffarie che assicurino la copertura integrale dei costi di gestione del servizio e, per i servizi produttivi ed i canoni patrimoniali, devono applicare le tariffe nella misura massima consentita dalle disposizioni vigenti. Situazioni – evidenzia Rete Imprese Italia Potenza – che già conoscono bene gli imprenditori del capoluogo chiamati, probabilmente, ad ulteriori sacrifici e per quanti vantano crediti dovuti a commesse, servizi, prestazioni ad attendere ancora, Patto di Stabilità permettendo. Quanto all’adozione della delibera di istituzione dell’addizionale locale all’Irpef resta una facoltà e dunque non si può considerare un’ipotesi da escludere. Il rischio immediato – è scritto nella nota – che il contenzioso alimentato da commercianti, titolari di bar, ristoranti, piccole e medie attività di servizi della città di Potenza rispetto alle maxi-bollette recapitate da settimane finisca nel “pantano burocratico” dell’interpretazione di norme accavallate negli anni, non chiare e che trovi un atteggiamento di rigidità rispetto a sia pur timide aperture manifestate sinora dagli uffici competenti comunali disponibili a venire incontro (nel possibile) alle sollecitazioni. Rete Imprese Italia Potenza contesta la nuova imposta dei rifiuti, secondo le tariffe approvate per il 2015 con deliberazione n. 35 dal Consiglio Comunale del 9 marzo scorso. Nonostante nella deliberazione si affermi “ la necessità di ripartire i costi tra le utenze (domestiche e non) e di articolare le tariffe in modo da garantire, per quanto possibile, una gradualità nel passaggio dal regime Tarsu al nuovo tributo, una perequazione del carico fiscale tra le diverse categorie ed il contenimento degli aumenti a carico di talune categorie di utenza” si è scaricato tutto il peso tariffario sulle imprese all’insegna dell’inasprimento fiscale più generale e della sperequazione. E’ lo stesso Comune ad ammettere che l’attuale sistema di raccolta non consente l’attribuzione in modo certificabile delle produzione di rifiuti alle singole utenze e che, nelle more del previsto regolamento ministeriale sui criteri/correttivi per la realizzazione di sistemi di misurazione puntuale dei rifiuti conferiti, non è possibile applicare la TARI con tariffa corrispettiva e pertanto “è necessario confermare l’utilizzo di un sistema presuntivo basato sull’applicazione parametrica”. Dunque, poiché nel Comune di Potenza non è stato adottato un sistema di rilevazione delle quantità di rifiuti individualmente prodotte dal singolo utente e non risulta possibile commisurare le quantità di rifiuti conferite dalle due categorie di utenza sulla base di comprovati dati statistici, nella ripartizione dei costi fissi e variabili fra le utenze domestiche e quelle non domestiche, l’Amministrazione Comunale del capoluogo ritiene “legittimo” tenere conto della rispettiva percentuale di partecipazione al gettito dell’anno 2014. Il calo dei consumi – si evidenzia – continua a provocare grandi difficoltà per i piccoli imprenditori che non ce la fanno più a sopportare il “doppio handicap”: incassi sempre più ridotti e tributi locali e nazionali sempre più alti.

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