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Il biogas che non ti aspetti: a Picerno si produce energia degli escrementi dei suini

Ci sono almeno tre buone ragioni per cui noi ambientalisti siamo favorevoli al biogas.
La prima riguarda il contributo che la produzione di biogas può dare all’uscita dal fossile (e nell’immediato alla riduzione dell’utilizzo di fonti fossili), in quanto è una fonte rinnovabile (come le biomasse solide e liquide)
non intermittente, che può produrre elettricità per tutto il giorno e tutto l’anno.
Tanto che il biogas è una delle fonti energetiche più importanti per il raggiungimento in Italia degli obiettivi europei fissati dall’Unione Europea per il 2020 (20% di energia da fonti rinnovabili sul consumo energetico lordo e 10% sul consumo energetico finale nel settore dei trasporti).
La seconda è che il biogas rappresenta una grande opportunità per l’agricoltura e l’ambiente, nella misura in cui concorre all’integrazione del reddito agricolo, alla valorizzazione dei suoi sottoprodotti che altrimenti sarebbero trattati come rifiuti tout court ed aiuta in tal modo a risolvere alcuni problemi ambientali. La prospettiva migliore per l’agricoltura e l’ambiente, verso cui ci dobbiamo muovere, è quella dell’azienda multifunzionale.
La terza riguarda il rilancio in Italia di politiche organiche per lo sviluppo della produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili. Dopo il V Conto Energia, che ha eliminato dallo scenario il vecchio modello di incentivazione delle fonti rinnovabili dobbiamo lavorare al meglio per consolidare il modello di produzione distribuita. Il biogas, e più in generale le agroenergie, sono una fonte energetica indissolubilmente legata alle economie agricole locali e ai contesti territoriali. Di conseguenza, il loro sviluppo corretto non può che essere altamente decentrato.
La Basilicata con fatica prova a dare il suo contributo in questo settore soprattutto confidando nell’iniziativa privata delle tante aziende zootecniche che allevano suini e che forniscono la materia prima per la produzione di insaccati e derivati, molto importanti nella tradizione culinaria della nostra Regione.
La produzione di letame di questi allevamenti è un vero problema ambientale che deve essere adeguatamente affrontato.
Fino a qualche decennio fa, ai tempi dei nostri nonni, non era difficile trovare rimedio a questa importante questione, dal momento che ogni famiglia poteva riutilizzare gli escrementi degli animali per fertilizzare i piccoli appezzamenti di terreno, di cui ognuno disponeva per soddisfare le proprie esigenze; ma questo ragionamento non può essere applicato con la stessa facilità ai numeri di suini presenti nelle nostre aziende di allevamento.
A Picerno L’azienda “Colli Lucani” ha adottato una soluzione tanto semplice quanto efficace: utilizzare le feci dei maiali allevati come “combustibile” per alimentare un piccolo impianto a biogas (frutto di un investimento di 2,5 milioni di euro cofinanziato da Coopfond e da Cfi – Cooperazione Finanza e Impresa), ottenendo energia attraverso la “digestione anaerobica” del letame e riducendo le emissioni nocive per riportare l’attività zootecnica all’interno di un sistema altamente ecosostenibile.

La digestione anaerobica si basa sul contributo fornito da batteri che vivono e si riproducono in assenza di ossigeno, permettendo la generazione di metano utilizzato per la produzione di energia fino alla potenza massima – per quanto riguarda l’impianto dell’azienda di Picerno, in funzione dallo scorso mese di settembre 2014 – di 350 kW. Inoltre gli escrementi “digeriti” vengono trasformati in un fertilizzante naturale di ottima qualità che, senza l’utilizzo di sostanze chimiche, è in grado di fornire alla nostra agricoltura un supporto completamente a “Km0”.

Legambiente Basilicata

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