E pur t’amo ancora, oh! mio paese
nonostante sia più che palese
il tuo triste stato d’ abbandono
che ha alienato ed aliena, ancora
il mio e l’altrui vivere fra le tue mura,
ancora ferite da una tediosa politica
dei tuoi figli eletti, già dimentichi
di promesse fatte e chissà per qual fatal mistero …
non mantenute.
all’occhio del forestier gitante
poco avvezzo a tal sguardo,
un po’ s’indigna e ci irride
pensa io, caro paese,
e come me tanti altri
che lo sguardo
indignato ed irriso
mal sopportiamo e patemi …
nel cuore e nell’animo subiamo
per non tanta velata ironia.( Arnì hur’ tant’ avantat’)
Ma pur t’amo ancora , paese mio
per il rimembrar d’infanzia
del rumore dei passi
sul selciato
ed i giochi nella
polverosa terra
per gli odori che emanavano i tuoi vicoli,
per i visi smunti dei nostri vecchi.
Ed ora , per i refoli di voci dentro le case
dalle porte chiuse,
per i sogni della gente
fiduciosa
che con te ancora sogna spazi e lidi
lindi e casti, ma ahimè
sono ancora diroccate …
le tue case ed i gentilizi palazzi
impuri e guasti.
Ma pur così t’amo lo stesso oh! mio paese
e sognar per un
sussulto d’amore e d’orgoglio
che i nuovi tuoi figli eletti si ravvedano
ed a te ridiano lo spettante lustro di un tempo,
quando ammirato era il tuo antico splendore
e laborioso il tuo
essere nel Vulture limitrofo distinto.
E sperar per te ancor meritati fasti
Poco o nulla ormai ci
costa!.

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