L’influenza dei media, in particolare d’internet, sull’educazione dei giovani.
di Michele Traficante
La sentenza di un tribunale di qualche anno fa di addossare la responsabilità (e quindi il risarcimento dei danni) ai genitori delle “malefatte” dei figli ha suscitato comprensibile perplessità se non sconcerto. Tuttavia è una questione posta e non si può a cuor leggero eluderla. Semmai deve essere occasione di approfondita riflessione per cercare di individuare gli antidoti educativi possibili da mettere in campo per evitare che certe devianze giovanili assumano spetti sempre più deleteri e devastanti.
“Ogni società ha i giovani che si merita”. Così, parafrasando un detto popolare (Ogni popolo ha il governo che si merita), potremmo racchiudere il succo delle nostre sommesse riflessioni sugli ultimi inqualificabili episodi di violenza e di “ bullismo” che hanno visto come protagonisti adolescenti e giovani anche “ di buona famiglia”. Anche alcune scuole potentine e non solo, stando ad alcuni recenti episodi, non se la passano bene, ove spira aria di bullismo gratuito. Un fenomeno che pur non completamente nuovo, preoccupa non poco famiglie, istituzioni e società civile sia per la frequenza e la crudeltà messa in atto e sia per la diffusione in vari ambienti scolastici.
Ovviamente è chiamata in causa, in primis, la responsabilità diretta dei genitori per le azioni compiute dai figli. Come a dire che i genitori sono colpevoli degli atti inconsulti dei propri figli. In altre parole sono accusati di non averli saputi educare. Entrano in ballo, insomma, la famiglia e il suo ruolo educativo dei genitori.
Ma di quale famiglia parliamo? E, oggi, la famiglia ancora l’agenzia primaria dell’educazione dei figli?
Essere genitori è sempre stato non facile, oggi, poi, lo è tremendamente ancora di più. I genitori devono fronteggiare l’invadenza, spesso diseducativa, dei mass media, in particolare della televisione cui si aggiunge internet. Spesso padre e madre lavorano e ciò toglie spazio alla famiglia e alla possibilità di stare vicino ai figli. Vengono a mancare così i riferimenti morali, le regole e i valori che un tempo “educavano “ i figli. Si chiama anche in causa la scuola cui si vuole scaricare ogni incombenza, ogni responsabilità. Ma la scuola, oggi, è messa nelle condizioni di essere ancora palestra di vita e di saperi per formare il cittadino e l’uomo di domani? La stessa Chiesa fatica non poco per continuare a essere “Mater et Magistra” delle nuove generazioni. Una società che coltiva la cultura “dell’avere” e non “dell’essere” come può pretendere e sperare di avere giovani responsabili, consapevoli dei sani principi del rispetto e della solidarietà?
Quali valori e quali modelli si offrono loro per concepire e recepire i buoni principi della civile convivenza?
Chi veramente influisce, oggi, in maniera determinante sulla formazione dei giovani? Che possono fare i genitori, presi dagli innumerevoli problemi quotidiani, specie in famiglie “scombinate”, alcune pure non istituite col sacro vincolo del matrimonio, e la stessa scuola e la Chiesa?
. Purtroppo oggi la maggior parte dei ragazzi, e bisogna dire non solo loro, sono esageratamente utilizzatori delle nuove tecnologie; ne fanno uso e abuso. Il PC e gli altri strumenti tecnologici (cellulari al primo posto) offrono loro un potente canale di comunicazione che spesso impoveriscono le competenze relazionali. I ragazzi, possessori di questi strumenti in età sempre più precoce . hanno fatto della loro presenza un mezzo indispensabile. E’ fuori dubbio che i cellulari ed
internet producono sugli adolescenti forti attrazioni e quando questi mezzi vengono loro affidati senza alcun processo educativo se ne ha una fruizione che è contraria alla socialità intesa come relazione e ne conduce ad una forma di “autismo digitale “ dove alle persone fisiche si sostituisce la loro immagine virtuale. L’uso intensificato di cellulari e PC ha cominciato a fare emergere problemi nuovi legati proprio al loro abuso, specie tra i giovani e gli adolescenti, che, in assenza di contromisure si rischia di innescare perfino vere e proprie dipendenze. Tale rischio è ormai riscontrato da numerosi studi in campo medico e psicologico. Da una recente indagine è emerso un dato preoccupante: nove giovani su dieci sono malati di internet, chat, blog e cellulari. Sono ragazzi che trascorrono gran parte della loro giornata in casa relazionandosi esclusivamente con il proprio pc e cellulare preferendo la dimensione virtuale a quella reale. Sono adolescenti che, pur stando insieme allo stesso posto, non si parlano e continuano a tenere la testa bassa sul piccolo schermo del proprio telefonino. E’ ormai accertato che, di fianco alle varie dipendenze che affliggono la nostra società, senza escludere i più giovani, una collocazione predominante l’ha conquistata la “dipendenza da telefonino”, con danni serissimi sullo sviluppo sociale e psichico. E’ vera e propria malattia o tecnodipendenza come la chiamano gli psichiatri. E’ dimostrato che l’uso intensivo dei cellulari produce la perdita di concentrazione o memoria, oltre ad una minora capacità di apprendimento, a disturbi del sonno e aumento dell’aggressività. Insomma ci troviamo di fronte a nuove dipendenze che sono nate con l’avvento e la diffusione delle nuove tecnologie che hanno contribuito a trasformare le modalità di comunicazione e i comportamenti. le relazioni e gli stili di vita degli individui e della società. Si parla di dipendenza se il ragazzo ha sintomi di astinenza quando è costretto a stare lontano dal computer o dal telefonino e se ci sono segnali che indicano la perdita del contatto con la realtà. Spesso i genitori si trovano di fronte figli sempre più distratti, assenti, refrattari a ogni richiamo, buon consiglio e suggerimenti. Senza dimenticare che cellulare, o smartphone che dir si voglia, è sempre simile a piccola ricetrasmittente che viene tenuto vicino alla testa, durante le chiamate o mentre si sta giocando o comunicando. Gli effetti dannosi per la salute sono sempre più evidenti, alcuni in relazione agli effetti termici e a causa dell’interazione nel campo elettromagnetico con il nostro corpo.
La Scuola non può esimersi dal perseguire un fine di “alfabetizzazione” che riguardi le nuove forme e i nuovi linguaggi della comunicazione. Meglio e più dei genitori, in tutt’altre faccende affaccendati, essa può cercare di prevenire il rischio d’impoverimento delle capacità personali di comunicazione e relazione interpersonale che la fruizione sconsiderata dei mezzi tecnologici comporta nei ragazzi.
Se non si mette un freno o se non ci dedichiamo a una vera e propria educazione al corretto utilizzo degli strumenti tecnologici (perché di reali vantaggi se usati correttamente ve ne sono), si rischia una dipendenza da cellulare che comporterà un vero e proprio isolamento con inevitabili danni per la salute.
D’altra parte già il grande fisico e filosofo tedesco Albert Einstein (1879-1955), in tempi non sospetti, manifestò le sue vive preoccupazioni al riguardo quando scrisse: “Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti”.
Ci siamo già o ci stiamo avvicinando?



Commenti
Posta un commento