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A Rapone e Ruvo del Monte con l’Unicef per il diritto all’identità e all’appartenenza

La scuola media di Rapone con Mario Coviello, Angelo Summa, Sabrina Fezzuoglio, Mirella Pierri e Tina Zappacosta 

Giornata per me impegnativa quella di giovedì 24 gennaio 2019.Come Presidente del Comitato Provinciale Unicef di Potenza per il progetto educativo Unicef “ Non perdiamoci di vista” sono tornato a Rapone e sono andato per la prima volta quest’anno a Ruvo del Monte. Chi mi segue sa che noi dell’ Unicef educhiamo al rispetto dei diritti di tutti i bambini e, in una società che sempre di più sembra mettere al primo posto il denaro e vincere sugli altri a tutti i costi, vogliamo coltivare il diritto al rispetto di ciascuno, all’ascolto attivo, alla relazione autentica. La professoressa Sabrina Fezzuoglio, referente Unicef nelle due scuole, aveva concordato gli incontri con le maestre e i professori e quando sono arrivato i ragazzi mi aspettavano. Come sempre non li ho voluto incontrare i nell’aula ma in un luogo neutro: sedie in cerchio, silenzio e noi cinque adulti, oltre me e Sabrina i professori Angelo Summa, Mirella Pierri e Tina Zappacosta, abbiamo dato la mano a sedici ragazzi e ragazze che avevano portato come o” oggetti del cuore” cellulari, giochi per la play station, una bambola, un uomo ragno, disegni,peluche, un bracciale e un sassofono. E i professori un computer portatile, un girasole, un passaporto, un grande orsacchiotto e da parte mia la foto di mia moglie, con un libro e un quaderno. E con gli oggetti abbiamo raccontato le nostre paure, le ansie, , le gioie, i sogni, i viaggi, i progetti. Qualche imbarazzo, le mani sudate strofinate sui pantaloni, la difficoltà di guardarsi negli occhi e confermare il valore dell’amicizia, l’affetto e i conflitti con i genitori, i fratelli e le sorelle, l’amore per gli animali. Anche a Ruvo i ragazzi di terza media hanno qualche difficoltà ad aprirsi. Solo Loris ha portato la maschera di uno zombie e un’altro ragazzo un cubo di rubik. Tutti gli altri il cellulare ” che è indispensabile per rimanere in contatto con gli amici, ascoltare la musica, guardare video, stare su Istagram “. Molti confessano la paura della solitudine, alcuni l’amore per i nonni. Mi sorprende la presenza di tanti “cuochi” che si sono iscritti all’ Istituto Alberghiero, amano la campagna, e hanno tanta voglia di stare all’aria aperta. 

La scuola primaria di Ruvo del Monte con le maestre Silvana Sacino, Antonietta Papa, Rosanna Amelli e Lucia Trillo. 

Unico è anche l’incontro con i bambini della scuola primaria e le loro maestre sempre a Ruvo. In un grande salone, tutti insieme i 22 piccoli delle cinque classi con Silvana Sacino,Antonietta Papa,Rosanna Amelli, e Lucia Trillo e una pigotta, la bambola di pezza dell’Unicef, tantissimi peluche, un pallone e una maglia dell’Inter. Le maestre hanno raccontato l’amore per il loro lavoro, molto impegnativo perchè “ Ruvo è un paese piccolo, ci conosciamo tutti e la scuola è importante per le famiglie”.Le maestre sono mamme e c’è anche una nonna alla quale il nipotino, con le canzoni di Guccini e De Andrè, dà tanta voglia di vivere.I piccoli confessano la paura del buio, della solitudine, la gioia dell’abbraccio con mamma e papà, i giochi all’aria aperta con gli amici. Pietro Urcioli, definisce il “senso di appartenenza un sentimento di fondamentale importanza nella nostra vita quotidiana, un legame che si instaura tra individui coscienti di avere in comune una medesima matrice culturale, intellettuale, sociale, professionale, religiosa. E’ proprio questo senso di appartenenza che ho respirato a Rapone e a Ruvo del Monte, piccoli scrigni pieni di tesori della Basilicata, come mi capita a Castelgrande e a San Fele. Già da tempo mi soffermo sul senso dell’appartenenza, e per i piccoli e i grandi sull’identità, le radici. Cerco di oppormi a questo tempo di disgregazione, di ribaltamento culturale e valoriale, di assenza di relazioni. 

 La terza media di Ruvo del Monte con la prof. Sabrina Fezzuoglio. 

Appartenere ad una famiglia, ad una comunità, appartenere ad un popolo, ad una fede, appartenere perché tutti desideriamo essere in relazione, essere interdipendenti. L’appartenenza indica ed integra l’identità e, in buona sostanza, indica la stessa esistenza. Ecco perché tutti gli uomini cercano di appartenere per esistere e, ove possibile, per “contare”. L’Unicef anche con “ Non perdiamoci di vista” fa la sua piccola parte per un mondo più giusto, una vita più serena, prima di tutto per l’infanzia e l’adolescenza, il nostro futuro.

 Mario Coviello

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