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Rettrice Unibas, “nel campus di Matera non si istituisce una cappellania, esiste un accordo per l’uso di uno spazio già in possesso della Curia”


Il tema della cappella nel nuovo Campus universitario di Matera “è stato discusso nel Senato accademico: in realtà non si tratta dell’istituzione della cappellania, ma di un accordo per l’utilizzo di uno spazio già in possesso della Curia, in quanto nell’edificio di Matera è presente il luogo consacrato della cappella dell’ospedale, mai dismesso dalla Curia stessa. Quindi non si tratta di una cappellania di Ateneo, ma di una convenzione sull’utilizzo di questo spazio. L’Ateneo ha chiesto che possa diventare anche luogo di dialogo interreligioso, come avviene nell’ambito della cattedra Unesco Jacques Maritain istituita nel Dipartimento di Scienze umane a Potenza”. E’ quanto ha spiegato la Rettrice dell’Università della Basilicata, Aurelia Sole, rispondendo alla “lettera aperta” di un ricercatore sull’apertura di una cappella nel Campus di Matera. La stessa cappella, quindi, rappresenta un luogo consacrato già esistente nell’area del Campus, in possesso dell’Arcidiocesi di Matera, che ha “manifestato la volontà di conservare quel luogo di culto”: in base a una convenzione con la Conferenza episcopale di Basilicata, la Curia indicherà il nominativo di un cappellano referente, gli arredi e l’occorrente per lo svolgimento dell’attività. Il tutto nel rispetto dal Codice Etico d'Ateneo e dell’articolo 1 dello Statuto di Ateneo (che recita “L’Università ha carattere laico, pluralista e libero da ogni condizionamento ideologico” e “garantisce la libertà di pensiero, di ricerca, di insegnamento e di religione a tutti”). L’Ateneo lucano, quindi, ha da tempo affrontato e discusso nel Senato accademico la vicenda, anche con un’apposita commissione, ritenendo giusto e doveroso esaminare queste tematiche attraverso la più ampia condivisione negli organismo preposti, e nel più ampio rispetto del carattere laico dell’università, mai messo in discussione. Per l’Unibas, inoltre, il concetto di discriminazione – citato dal ricercatore nella “lettera aperta” – è totalmente esecrabile, e uno dei termini più lontani dallo spirito e dalla missione dell’Unibas, qualsiasi sia il significato che si intende dare a questo concetto. L’Università della Basilicata “è un luogo aperto, un posto in cui vive il confronto, il dibattito e la tolleranza – ha concluso la Rettrice – e faremo di tutto per difendere questi ideali”.

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