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A Matera giornata di apertura del IX Simposio internazionale su acqua e irrigazione i

Non c’è corretta gestione della risorsa idrica e dei territori senza cooperazione e metodo comune di lotta alla desertificazione. E’ stato questo il tema centrale emerso dall’apertura dei lavori del IX Symposium of Irrigation of horticultural crops, che si è svolta oggi al Campus dell’Università di Matera.

L’evento è promosso dall’UNIBAS, l’Università di Basilicata, in collaborazione con la Società internazionale per la Scienza dell’Orticultura, la Soi Società ortoflorofrutticoltura italiana e l’ALSIA, l’Agenzia Lucana di Sviluppo e di innovazione in agricoltura. “Oggi siamo chiamati a sfide importanti – ha detto il direttore dell’ALSIA, Domenico Romaniello.
L’acqua è un bene limitato, e in quanto tale merita profondo rispetto anche perché dobbiamo imparare a gestire nel migliore dei modi le risorse naturali, cercando di aumentare la redditività delle singole aziende agricole. I quattro giorni di questo appuntamento sono una scommessa che vogliamo vincere”. In concomitanza con il simposio, l’Università di Basilicata e l’Alsia organizzano anche il Festival dell’Innovazione su acqua e irrigazione. “I cambiamenti climatici non sono lontani dalla nostra regione – ha spiegato Bartolomeo Di Chio, docente dell’Unibas, che insieme all’altro docente Cristos Xiloyannis ha promosso l’edizione 2019 di questa importante iniziativa. “Lo dimostra l’incremento della temperatura – ha aggiunto - uno degli effetti più diretti di questo fenomeno. In Basilicata assistiamo a una concentrazione di acqua in inverno con eventi piovosi molto intensi, associati all’impoverimento dei suoli che hanno sostanze organiche inferiori all’1%, ovvero vicine alla desertificazione a causa della gestione non accurata dei suoli”.
I dati emersi nel corso della presentazione hanno mostrato una attenzione molto alta del Ministero delle Politiche agricole ma anche delle organizzazioni internazionali, tutte impegnate sullo stesso fronte: contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici attraverso adeguate politiche sui territori. Ai lavori della prima sessione, tutta dedicata a clima e risorse idriche emoderati da Olcay Unver del compartimento acqua delle Nazioni Unite, hanno portato il loro contributo esponenti della FAO, dell’Istituto di Management sull’Acqua, della Commissione sull’irrigazione e il drenaggio, del Programma delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione e di organismi di studio e ricerca su piante e alimentazione. La trasformazione ormai inesorabile di intere aree del pianeta, dai corsi d’acqua alle piantagioni, rappresenta una sfida a cui nessuno si può più sottrarre, e che in realtà aveva già dato segni importanti in epoca romana, quando lo studio degli invasi e delle cisterne per la raccolta delle acque coinvolse gli studiosi di quel tempo. Successivamente i fenomeni si sono acuiti, fino a coinvolgere sacche dell’Africa segnate per sempre dalla siccità e dalle carestie. Disagi che, come emerso dai lavori, non potranno essere colmati in tempi brevi e che hanno segnato per sempre quella parte del mondo. Gli strumenti per affrontare un effetto epocale come quello provocato dai cambiamenti climatici passano attraverso meccanismi applicati alle colture, monitoraggi territoriali ma soprattutto dal corretto utilizzo delle risorse naturali, come appunto l’acqua. “La diversa distribuzione dell’acqua – ha concluso Di Chio – ha fatto sì che non ci sia quantità di acqua piovana per dilavare i sali. Questi due macro effetti incombono sui nostri territori”.

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