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📰 La poesia: un meccanismo catartico vincente


Donato Pio Di Lorenzo, ventenne, studente universitario, di Rionero in Vulture, ha scoperto una passione estremamente affascinante e stimolante: la scrittura. Sin dall'adolescenza, Donato ha iniziato a nutrire una vera e propria voglia di esplicare le sue sensazioni ed emozioni tramite la poesia, i versi, la prosa. Riferisce di sentirsi schietto, spontaneo, "libero" quando le sue differenti sfaccettature emozionali vengono nitidamente messe nero su bianco, creando una vera e propria catarsi, senza dubbio costruttiva per la sua crescita interiore. Tramite la sua penna, l'autore esprime la curiosità verso il mondo, verso la vita, verso i suoi stessi stati d'animo: riesce a raggiungere l'introspezione e, sa analizzare, tramite una valente elaborazione, tutto ciò che osserva con grande attenzione, traendone un'interpretazione libera, individuale e mai omologata o scontata, per "regalarla" ai suoi lettori, creando uno scambio culturale caratterizzato da non poca empatia. Tocca temi che riguardano prevalentemente la natura di cui è particolarmente appassionato, ama contemplare con grande interesse tutti gli scenari che ci circondano che lo fanno sentire "vivo''; l'amore e il romanticismo; i differenti stati d'animo; i sentimenti; gli intrecci tra l'aspetto onirico, sognante, e l'aspetto realistico.... Insomma, il "mondo" di Donato Pio Di Lorenzo è un mondo fatto di tante sfumature colorate, mai in bianco e nero, mai convenzionale, mai banale... È un mondo che necessita di essere "letto" tramite una chiave di lettura personale che, senza dubbio, emoziona, commuove e tende a far meditare in maniera tanto ampia per comprendere la grandezza delle piccole cose, che rendono la vita qualcosa di straordinario. Con l'augurio che Donato al più presto pubblichi il suo primo libro che attendiamo con grande gioia, possiamo leggere, intanto, una sua significativa poesia. 
 
 Carmen Piccirillo 
 
 
SEDENDO E MIRANDO 
di Donato Pio Di Lorenzo. 
 
Quando mi siedo mansueto e ammiro il verde 
Senza ch'io voglia, l'immaginazione si perde. 
Tra la vegetazione di questa natura tersa, 
Prima che me ne accorga la mente già s'è persa. Ed è allora che mi parla l'erba felice, 
Ma, mio malgrado, non capisco cosa dice. 
Dunque sviluppo pensieri tediosi 
Soprasseduti da pennuti dolcemente rumorosi. 
È la volta del cielo, quasi cobalto, così imponente 
Che mi ricorda, di fronte a lui, quanto sia impotente. 
Finisco col confondere realtà e fantasia 
Perciò traduco ciò che provo e lo metto in poesia. 
Eppure tutto questo posso solo ammirarlo 
Non è più lo stesso quando ne parlo. 
Vorrei tanto poterlo vivere pienamente, 
Vorrei scardinare i limiti della mente. 
Vorrei fare tutto ma poi non faccio niente 
O, forse, vorrei solo che tu fossi qui presente.

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