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📰 CIA: CRESCE CONSUMO UOVA E CARNI BIANCHE

Dopo il boom del lockdown, le uova si confermano il segmento più dinamico nella spesa degli italiani con +14,5% secondo i dati – fonte Ismea-Nielsen - resi noti nel corso dell’assemblea di Unaitalia. A trarne vantaggio – sottolinea la Cia-Agricoltori Basilicata – sono le 330 aziende di galline da uova per 16.795 capi allevati presenti in quasi tutti i comuni lucani. Oggi in Italia se ne consumano circa 12,9 miliardi, pari a 216 a testa (+3,23% sul 2019), e sempre più da galline allevate a terra (+21,1%), all’aperto (+13,4%) e da allevamenti bio (+4%). Più che al codice che c’è sulle uova che non guarda quasi mai nessuno, i consumatori – evidenzia la Cia -devono fare attenzione alla provenienza delle uova. Pochissimi sanno cosa stanno portando a casa dai supermercati e negozi alimentari. I numerini presenti sul guscio delle uova, infatti, restano ancora un codice “misterioso” per la maggior parte. Sul guscio delle uova di gallina c’è un codice che con il primo numero consente di risalire al tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all'aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), la seconda sigla indica lo Stato in cui è stato deposto, seguono le indicazioni relative al codice Istat del comune, alla sigla della provincia e, infine il codice distintivo dell'allevatore. A queste informazioni si aggiungono quelle relative alle differenti categorie ('A' e 'B' a seconda che siano per il consumo umano o per quello industriale) per indicare il livello qualitativo e di freschezza e le diverse classificazioni in base al peso ('XL', 'L', 'M', 'S'). Ma – sottolinea la Cia – per semplificare le informazioni necessarie è sicuramente rilevante verificare l’azienda produttrice ben stampata sulla confezione che mette in vendita sugli scaffali le uova. L’Italia è autosufficiente per quanto riguarda l’approvvigionamento di uova, che è pari al 94,8%. Il recente adeguamento degli allevamenti di ovaiole alla normativa europea sul benessere delle galline ha influito sulla produzione determinandone una flessione: l’ultimo decennio ha fatto registrare un decremento notevole nel numero di galline ovaiole a vantaggio dell’allevamento del pollo da carne, il cui numero di capi è cresciuto del 42% circa negli ultimi 10 anni. In entrambi i casi, inoltre, si è assistito ad una forte diminuzione nel numero di aziende con il conseguente aumento del numero di capi allevati per singola azienda. La distribuzione territoriale degli allevamenti avicoli mette in luce, un maggior numero di capi e di aziende nella provincia di Potenza, contro il livello di intensità di allevamento superiore nella provincia di Matera in cui il numero di capi allevati per azienda è di 1.024 a fronte dei 762 del territorio potentino. Sta purtroppo scomparendo la tradizionale figura del contadino nei mercati rionali che vende direttamente le uova della propria azienda. Infine si conferma la forte affezione degli italiani alle carni bianche. Con il 35% delle quote di mercato a volume, le carni avicole anche nel 2020 sono state le più acquistate dagli italiani, seguite dalle carni bovine (33%) e dalle suine (21%). Crescono anche gli acquisti domestici (+10% a valore e +7,7% a volume sul 2019) e i consumi pro-capite arrivati a 21,5 kg (+1,93%). In Basilicata le nostre aziende allevano circa 300 mila polli da carne e 125 mila conigli.

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