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📰 Editoriale: Passaggi e passaggi: Nicola Guarino in Tutto qui


Scrive Erri De Luca: Quando ti viene nostalgia non è mancanza. E' presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a trovarti. E in Tutto qui (Graphe.it, pagg.250) Nicola Guarino ci viene a trovare, mostra il lato sarcastico forse beffardo della nostalgia. Forse del rimpianto, certo del ricordo come armonia di sensi, fra l’immaginario e il vissuto: il presente quale detonatore fra passato e divenire ch’è sfuggente e incerto. Dunque, ciò che è stato c’è, nello spazio onirico dei desideri e dei rimorsi. La famiglia rimane la base da cui si dipanano gli otto racconti che il prof. Guarino (docente di letteratura alla prestigiosa Sorbonne parigina, avellinese di nascita e napoletano nel profondo) sa miscelare in un mix di dolore e di gioia, talvolta di quiete apparente. La sua fonte ispirativa è Napoli, che può cambiare a ogni angolo di muro, scrive, decantata benissimo come sanno fare gli innamorati: sembra il via-vai fra i vicoli come in “Nostalgia” di Mario Martone, (con Pierfrancesco Favino, viso dell’incertezza e del candore). 
 
 
L’andirivieni di persone vere o presunte (tanto, cosa cambia) negli scorrevoli racconti che evolvono come un unicum del vissuto. La famiglia, Napoli come una grande mamma. “Papà amava la santità ma era ateo fino al midollo spinale, per lui la vita non era una cosa da uomini, da persone, la vita era una faccenda da eroi e o si era eroi o non si era.” Una vicenda familiare narrata non senza malinconia: invece a mascherarla è davvero un senso di trascorso, forse di tempo perduto (come in Proust); un tempo che respira ancora nei battiti di un cuore che non si rassegna a parlare al passato. Eppure i battiti ci sussurrano di presente, e persino di futuro. Si ergono nel divenire che si fa giorno, si fa commedia, si fa drammaturgia del nostro contemporaneo, nascosto nei flutti dell’essere uomini. Non c’è rivelazione ardua, né epifania del Coro: il personaggio di Jeanine - de La felicità – resta imbrigliata nella scelta tra i sogni d’amore e di carriera e gli “obblighi” verso la famiglia (già, perché l’autore dà quel finale?) che sa di Sud, nessuna evoluzione, dunque: ricatto familistico - non già riscatto - come in una moderna sceneggiata napoletana. Che siano boulevard o vasci napoletani, l’animo umano rimane sotteso a “doveri” morali prima ancora che ad ambizioni di futuro. Il filo rosso che Guarino compone nella narrazione si regge in un sistema di confronti, offrendo come in un film (perché di sceneggiatura si tratta) quei duttili “momenti di visione” (espressione cara a Virginia Wolf) e riordinano il vissuto individuale. Qui nord o sud non c’entrano. “Gli ippodromi sono finiti. Questo è un lavoro delicato, bisogna farlo bene, seriamente, ma fino a un certo punto. Poi ci sono i fatti… Insomma, Mazzo’, tu sei un eroe e non c’è niente di più ingenuo di un eroe”. E un passaggio del racconto “Mazzola”, la cui genuinità rimanda al Gennareniello, di un giovane Eduardo De Filippo. Il teatro e il cinema, amori di sempre frequentati da Guarino nella sua Napoli, ed esposti anche “per gli infelici che non conoscono il napoletano.” In quelle sale che sono ormai sparite: “a sei anni ho visto Katango e Zorro contro Maciste, capolavori di ingenuità che mi hanno introdotto ai misteri della fede…pardon, al cinema.” Nei suoi racconti si possono scorgere in filigrana immagini evocative, come nel Gruppo di famiglia in un interno di Luchino Visconti, (La felicità) e intravvedere un più nitido Kafka (Soffitti). E’, in definitiva, una scrittura appassionata “al limite del dolore e in altri casi divertenti sul filo della comicità.” Lo enuncia lo stesso Guarino. Alla presentazione del libro al Circolo della Stampa di Avellino (cui le immagini), il filosofo Fausto Baldassarre, in una dotta analisi dei racconti non ha mancato di rimarcare i riferimenti ai maestri del pensiero, come Hegel e la fenomenologia dello spirito evocato nel titolo del libro Tutto qui. Ha quindi sottolineato l’importanza per Nicola Guarino di guardare a ritroso il mondo della sua giovinezza e della napoletanità in una ottica di maggiore spessore, grazie alla sua pluridecennale esperienza parigina ed universitaria. In tre parole chiave: il sentimento, l’immagine e la parola. Al Nicola Guarino in dono il manifesto del CineClub Vittorio De Sica di Rionero e l’ultimo numero di Cabiria edito da Cinit.

Armando Lostaglio

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