Che ne è stato di quel trenino a corda, che debordava dai binari
malfermi appena montati?Che ne è stato dell'entusiasmo in quell'angolo
di casa per due ore a montarlo?
La scatola era un parallelepipedo che
conteneva motrice e carrozze, binari e passaggio a livello.
E pure il
ferroviere.
Quando Maddalena (la seconda sorella) lo portò in regalo da lontano,
con Antonia e Rita (le altre sorelle di casa) si era già all'opera per
montare binari e dar corda alla motrice.
Non stavo nella pelle: regalo
più ambito non esisteva.
Neppure gli angeli zuccherini del presepe,
neppure la punta colorata dell'albero, neppure i nuovi pastorelli e la
nuova massaia del presepe. Solo quei binari e il trenino occupavano la
scena. Il giornalino di Giamburrasca in televisione (l'unica del
quartiere, a casa) poteva pure aspettare, alla prossima puntata.
Ora c'è
il trenino e nulla lo fermerà .
Nascerà da quei profumi ineguagliabili di plastica e ferro-motrice che
portiamo addosso l'amore per i treni: non c'è mobilità migliore che sui
treni, tuttora.
Il sapore di quel Natale, santo e sospeso nella memoria,
è incancellabile.
Ineluttabile, come l'odore del fumo e del fuoco nella
stufa.
Come lo sono i profumi dei mandarini e i duri mostaccioli e
biscotti fatti all'alba da madre premurosa, e portati sui ruoti neri
rettangolari al forno a legna di Serafina e della Sciuicchia.
Dov'è quel trenino?
Non funzionò che per mezz'ora, chissà per quale
meccanismo si è inceppato senza poter più correre su quei binari
precari.
Il presepe ha invece resistito: grotta e angioletti, carta-roccia e
carta azzurro stellata per decenni, Rita lo ha sempre ricostruito.
La
stessa Madonnina dal presepe veniva poi ripresa per l'altarino del mese
di maggio, da costruire sulla colonnina vicino al letto matrimoniale:
devozione mariana.
Potevamo entrambi essere candidati a diventare suora
ed io prete: la chiesa era lì, austera, bastava aprire la porta di casa,
ai Murt, quartiere secolare che pullulava di bambini scorazzanti anche
con la neve, che a Natale, specialmente a Natale, era di casa, per fare
la z'lbretta, con vino cotto, e tagliolini al latte e prezzemolo, che
Gina, la maggiore, celebrava come un rito.
Il fumo era di casa.
Che
odore acre ha la nostalgia...
L'invocazione di oggi è tutta in un verso natalizio di Bertolt Brecht,
"Alla vigilia di Natale", nel tempo che cambia, nel dolore del mondo
che non sa essere migliore, nonostante i buoni auspici di Natale,
bambini nelle tende apazzate via dalla bufera di Gaza:
"Noi, gente misera, oggi siamo seduti in una gelida stanzetta, il vento
corre fuori, il vento entra.
Vieni buon Signore Gesù, da noi, volgi lo
sguardo: perché Tu sei davvero necessario."

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