L'odore del caffè che sale dalle scale non è lo stesso di quello della macchinetta dell'ufficio. Quello di casa, in Basilicata, sa di risvegli lenti e di voci familiari che si rincorrono tra i corridoi.
Ma oggi quel profumo si mescola all'odore acre della gomma sull'asfalto e al freddo metallico delle stazioni.Per migliaia di lucani fuori sede, è arrivato il momento più duro dell'anno: la ripartenza.
La valigia dei "conforti"
Chi non è lucano sorride davanti a quelle valigie che pesano il doppio al ritorno. Ma per noi, quel peso non è fatto solo di barattoli di peperoni cruschi, olio nuovo o formaggi avvolti nella carta oleata.
È il tentativo disperato di una madre di infilare un pezzo di terra in un trolley.
È la sicurezza che, in un martedì piovoso a Milano, Torino o Berlino, basterà aprire quel barattolo per sentirsi meno soli.
È un linguaggio d'amore che non usa parole, ma sapori.
Il rito dell'addio
C’è un silenzio particolare che cala nelle case lucane la mattina della partenza. È un silenzio pieno di cose non dette. Ci sono gli sguardi dei nonni che ti fissano come a voler memorizzare ogni tratto del tuo viso fino alla prossima estate. C’è la raccomandazione del padre — "Controlla l'olio alla macchina" o "Copriti che su fa freddo" — che tradotto significa semplicemente: mi mancherai.
Poi c'è il paesaggio che scorre fuori dal finestrino. I calanchi che si stagliano contro il cielo livido, le montagne del Pollino innevate o i borghi arroccati che sembrano presepi pronti per essere riposti in soffitta. Mentre il treno o l'autobus si allontana, la Basilicata diventa un punto piccolo nello specchietto retrovisore, ma un bozzo enorme nel petto.
Restare o partire?
Essere lucani fuori sede significa vivere in un eterno limbo. Si è "quelli che se ne sono andati" quando si è giù, e "quelli che vengono dal sud" quando si è su. Si impara a coniugare il verbo tornare al futuro semplice, quasi fosse una preghiera.
Si riparte per ambizione, per necessità o per destino. Si riparte portando con sé la resilienza di una terra che ha imparato a fiorire tra le rocce. Ma ogni volta, chiudendo la porta di casa, una parte di noi resta lì, seduta a quel tavolo in cucina, in attesa del prossimo Natale.
A chi è in viaggio, a chi ha il magone in autogrill, a chi sta disfacendo i bagagli in una stanza troppo silenziosa: buona ripresa. La vostra terra vi aspetta sempre, esattamente dove l'avete lasciata.
Pino Lucchio

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