Checco Zalone e Gennaro Nuziante il regista di "Buen camino" hanno
fatto di nuovo
centro con incassi stratosferici, come i precedenti film, che danno
ossigeno al botteghino: in sole 2 settimane (natalizie) superano i 60
milioni, un bel bottino (o fortuna sfegatata direbbero gli invidiosi)
per un film mediocre.
Certo, reso forte e consueto grazie alle movenze e
facezie di un cabarettista eccellente, che di certo passerà alla storia
per via dei record di incasso, e per la capacità di far ridere (taluni a
crepapelle), avendo colto la simpatia di un affezionatissimo pubblico
televisivo, che non vede eguali.
Checco Zalone sa fare centro, sa "prendere" lo spettatore, sebbene il
suo personaggio sia piuttosto consunto.
Ma rimane "fresco" (ed è qui
l'astuzia): fare un film ogni quattro-cinque anni, creare l'attesa e
lasciarsi ri-scoprire nelle nuove gags che poi si rifanno sempre a se
stesso, al personaggio frescone, avulso dal contesto quasi per
deficienza.
Inizia con la visita sul lettino dell'urologo e il suo
famigerato dito medio, per bloccarsi e ripartire a ritroso (cita
"Romanzo popolare" di Monicelli?).
Buen Camino, quantunque affronti la tematica generazionale
padre-figlia, trita e ritrita, resta un film piccolo, per fattura e
circostanze, amplificato dalla fotografia solare del cammino spirituale
di Santiagp de Compostela.
La chiosa finale della prostata a mo' di
musical resta all'altezza del suo repertorio.
Per fortuna, solo per
fortuna, porta spettatori in sala.
Armando Lostaglio

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