Nei miei “ Appunti di viaggio” in Basilicata (pubblicati dal
Quotidiano del Sud-Basilicata) i Romani e la via Appia sono sempre
stati con me. Il profumo della loro storia lo si avverte sia in ogni
loro opera sita nell’ambito del percorso (più o meno) accertato
della “Regina Viarum”,
Prima la via Appia come esigenza di collegamento economico
militare fra Roma e Brindisi e poi lo sviluppo intorno ad essa,
oppure la via Appia come “cucitura” fra realtà all’epoca già
sviluppate?
Il risultato è comunque l’esistenza, oggi come ieri, di un
reticolo da meglio individuare, recuperare, tutelare e valorizzare
nelle sue molteplici valenze.
Quanto largo questo reticolo?
Io credo
che non si possa e non si debba costringere il nostro interesse in
un alveo rigido, ma che l’intera tratta vada percorsa, come molti
studiosi e appassionati hanno fatto e stanno facendo, a piedi, o
comunque lentamente, alla ricerca del “profumo” del passato,
persistente e diffuso ancora oggi.
E, ancora, credo che questo
“profumo” vada difeso, tutelato e valorizzato.
“Fiutandone” le tracce,
anche quelle a prima vista meno appariscenti.
Evidenziandole e
legandole fra di loro.
Un ragionamento ampio, anche di sviluppo.
Tracce diffusissime in tutti i tronchi delle quattro Regioni
interessate.
Mi limiterò ad alcune considerazioni circa l’ampiezza
della fascia da attenzionare vicino al posto in cui vivo, a Lavello.
Sono relative solo a qualche esempio, ma potrebbero suggerire un
metodo di approccio.
Fra Venosa e Lavello c’è un intreccio di strade
che collega i due paesi con alcune masserie, oggi vincolate,
attraverso un ponte , anch’esso vincolato, dalle sicure tracce
medioevali, ma dalle origini temporali che necessariamente sono
quelle delle masserie e delle ville imperiali romane della zona.
Il
ponte attraversa un torrentello ed è largo quasi sei metri.
Data la
sua imponenza, possono le strade e il ponte essere considerati
solo un collegamento fra masserie o facevano parte di una
importante rete collegata alla via Appia, a Venosa, distante pochi
chilometri in linea d’aria?
E i numerosi punti individuati dalla Carta
Marchi come siti archeologici nella piana del Finocchiaro e quelli
che sono stati individuati (ville imperiali) nella zona oltre il
Finocchiaro, in tenimento di Venosa, erano forse luoghi isolati, non
collegati ad una grande arteria quale la via Appia?
La masseria del
Finocchiaro (vincolata come le masserie circostanti, del Bosco
delle Rose, di Iannuzzi ed altre, come due siti archeologici, uno
adiacente e l’altro a circa un chilometro) è sita in una piana
frequentata sicuramente sin dall’epoca preistorica (neolitico,
eneolitico) ,con terreni di pregio e ricca di acque; piana adagiata fra
valloni facenti parte di immense foreste che collegavano la zona del
vulcano spento “Vulture” alla Puglia, senza soluzione di continuità.
Luoghi ideali per insediamenti stabili in ogni epoca. Prove ne sono
le numerose altre ville -masserie, tutte vincolate, e il complesso
monastico delle due chiesette del Vallone della Foresta (consacrata da papa Niccolò II nel 1059 in occasione del concilio di
Melfi) e di Santa Maria ad Martires del 14esimo secolo.
E la Casa del Diavolo a Lavello, romana fattoria-villa termale nei
pressi della via Herculea, a pochissimi chilometri dal ponte romano
d’Aguzzo della via Appia, in agro di Rapolla, fra Melfi e Venosa,
non doveva forse essere collegata, così come le altre ville romane
di Tolve ( località San Pietro) e Oppido Lucano (San Gilio), alla via
Appia?
Per certi periodi queste ultime appartennero a famiglie
legate strettamente a quelle imperiali. Famiglie dedite a tante
attività agricole e commerciali, lungo quella che viene detta “ Via
della lana”.
Ma, ripeto, sono solo piccoli esempi di possibile
individuazione di “Fascia”, di reticolo, limitati per brevità ai dintorni
di Venosa- Lavello e Tolve-Oppido lucano.
Non saranno certo
queste le considerazioni principali, quelle sui “reticoli” e sulle “fasce”
intorno alla via Appia, quelle che verranno fatte a Venosa, nella sala
del trono del Castello.
Sabato 10 gennaio dalle ore 9,30, in quella
sala, ospiti della città di Venosa e del sindaco Francesco Mollica, ci
incontreremo per capire cosa possiamo fare per contribuire a dare
attuazione a quanto previsto in conseguenza del riconoscimento
della via Appia come Sito UNESCO, avvenuto il 27 luglio del 2024.
Il 60° Sito Unesco in Italia, Paese con, di gran lunga, il maggior
numero di Siti riconosciuti.
Lunga e laboriosa la storia per arrivare
al riconoscimento, a partire dal 1996.
Laboriosa, non lunga si spera,
la strada per arrivare al compimento di azioni per arrivare a
concretizzare le finalità enunciate nello Schema di Protocollo
d’Intesa fra il Parco Archeologico dell’Appia Antica e le Regioni
Basilicata Campania Lazio Puglia.
Nello schema di Statuto
dell’Associazione “ Via Appia Viarum” si legge:” “E’ prevista la
creazione di strutture intermedie, Coordinamenti territoriali, che
esprimano i loro rappresentanti in seno alla futura struttura di
governance.
Tali coordinamenti dovranno essere espressione di
tutti i soggetti del territorio, istituzionali (Enti locali, con particolare
riferimento a Comuni e Parchi, Istituti di ricerca, altri enti) e non
istituzionali (rappresentanze della comunità, ordini professionali,
associazioni, la commissione Pontificia di Archeologia Sacra,
ecc.).
Nei Coordinamenti saranno presenti anche gli uffici territoriali
del MIC (Ministero della Cultura, ndr). E, quanto alle finalità, si
legge: “ L’Associazione opera per la realizzazione di obiettivi
previsti dal Piano di Gestione del sito UNESCO e dai suoi
successivi aggiornamenti ed implementazioni.
L’Associazione,
ispirandosi ai principi di reciproca solidarietà tra i territori,
relativamente al patrimonio “Appia”, persegue obiettivi di sviluppo
della conoscenza sui beni, di salvaguardia e valorizzazione degli
stessi, oltre che di promozione culturale, di sensibilizzazione e di
sviluppo socio-economico integrato e sostenibile dei Territori di
riferimento”.
Nel nostro territorio, la Basilicata e in particolare nelle
aree interessate direttamente o indirettamente dalla via Appia, il
sindaco di Venosa segue attivamente l’iter per i comuni interessati.
Gli altri soggetti debbono fare la loro parte, nello spirito della
Convenzione di Faro e di quanto necessario per il Coordinamento.
Massima partecipazione, ma evitando di ingolfarsi. Come?
Il come
è proprio uno degli argomenti per i quali ho promosso l’incontro di
Venosa.
Il sindaco di Venosa e la dottoressa Angela Maria Ferroni,
coordinatore del comitato tecnico-scientifico per la candidatura a
sito UNESCO della via Appia saranno con noi per discuterne.
Oltre a S.E. Monsignore Ciro Fanelli, Vescovo della Diocesi di Melfi
Rapolla Venosa, a Gerardo La Rocca, Presidente ANCI Basilicata,
a Christian Giordano, Presidente Provincia di Potenza e Sabrina
Mutino, Comitato scientifico della Basilicata per la candidatura
UNESCO della via Appia, parteciperanno tante associazioni
dell’area interessata, i cui contributi, nei limiti del tempo, saranno
altrettanto preziosi. L’incontro è pubblico.
Siete tutti invitati a
partecipare.
E siete tutti invitati a far osservare alla Regione
Basilicata che, se non provvede, dopo tantissimi anni di
inaccettabile e inspiegabile ritardo, a pubblicare e rendere
finalmente operativo il Piano Paesaggistico Regionale, tutti i
sacrosanti propositi e gli sforzi tesi alla salvaguardia e
valorizzazione dei beni, alla sensibilizzazione culturale eccetera,
non sono certo coerenti con gli atti (non) compiuti.
Vitantonio Iacoviello
Italia Nostra, presidente della sezione Vulture Alto
Bradano e consigliere nazionale.





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