La storia (inedita in Italia, ora pubblicata da Editoriale Scientifica) della fuga da un treno nazista da Parigi per
Dachau nel 1943 dello stesso autore della fuga da Lipari (insieme a Rosselli e Lussu) del 1929.
“Sono pochissimi e di una certa tempra gli italiani – anche nel novero dei combattenti antifascisti – che nei
lunghi anni del fascismo e del nazismo in Europa sono riusciti nell’impresa di beffare sia Mussolini che
Hitler”.
È quel che ha detto, nell’auditorium del Centro Culturale Nitti a Melfi introducendo l’incontro promosso da
Fondazione ed Associazione “Francesco Saverio Nitti”, il presidente della Fondazione Nitti prof. Stefano
Rolando, parlando del pronipote di Francesco Saverio nonché parte stretta degli ideali di libertà e
democrazia di tutta quella grande famiglia di origine melfitana che fu Francesco Fausto Nitti.
Cosa furono quelle due riuscite beffe?
E’ ciò che hanno raccontato, avvincendo la gremita platea organizzata dal direttore dell’Associazione Nitti
Gianluca Tartaglia, lo storico e politologo Paolo Bagnoli (che fu anche senatore socialista), il vicedirettore
di Critica liberale (anche segretario del comitato scientifico della Fondazione Nitti) Giovanni Vetritto e il
nipote di Francesco Fausto, Giorgio Federico Nitti.
Per due volte – la prima del giugno del 1929, la seconda nel luglio del 1943 – Francesco Fausto Nitti fu
autore di clamorose evasioni e fughe da condizioni di detenzione e prigionia.
La prima, organizzando l’evasione sua e di due grandi nomi dell’antifascismo italiano, Carlo Rosselli ed
Emilio Lussu, dal confino di Lipari.
La seconda – appunto “L’altra fuga” che è anche il titolo del racconto
che Francesco Fausto Nitti pubblicò in Francia dopo la guerra e che era rimasto inedito in Italia – fuggendo
da un treno piombato che i nazisti che occupavano la Francia organizzarono per Dachau dopo aver rastrellato
partigiani e resistenti a Parigi e in altri territori francesi andando verso sicura morte.
Prima del confine tra Francia e Germania Fausto Nitti, insieme a Jean Cassous (che fu poi il primo direttore
del Museo Nazionale d’Arte Moderna a Parigi), scavarono un pertugio nel pavimento del treno
schiacciandosi tra i binari con l’alto rischio di essere massacrati dalle sporgenze dei ganci, mettendosi in fuga
e riprendendo subito la lotta di resistenza in territorio francese.
Il libro è ora edito da Editoriale Scientifica, introdotto da Paolo Bagnoli, tradotto da Maria Luisa Nitti e
Neera Rocchi (con il racconto fatto da Piero Pagnotta nella fuga da Lipari, su cui Francesco Fausto aveva
scritto il diario pubblicato dalla stessa casa editrice napoletana nell’immediato dopoguerra, con la prefazione
di Francesco Saverio Nitti, appena tornato dal ventennale esilio in Francia (e, a sua volta, dalla prigionia
durante la guerra ad opera dei nazisti).
Per Paolo Bagnoli – che ha tratteggiato anche il percorso politico di Francesco Fausto, dalla lotta armata di
Giustizia e Libertà al Partito d’Azione e dopo il 1947 al Partito Socialista (fu per vent’anni consigliere
comunale a Roma esponente della corrente lombardiana di quel partito) – si tratta di una figura certamente
appartenente al pantheon degli eroi della resistenza europea al nazifascismo (non a caso, oltre a Italia e
Francia, fu anche in prima linea nella guerra civile spagnola dalla parte dei repubblicani) e dunque
“appartenente alle feconde minoranze che hanno combattuto per la libertà e la democrazia rimaste ancora
patrimonio dell’Europa”.
Di quelle “minoranze” politiche del Novecento italiano ha parlato Giovanni Vetritto, ricordando che siamo
nell’anno in cui cadono i centenari degli omicidi compiuti dai fascisti italiani di Piero Gobetti e Giovanni
Amendola.
E dei valori trasmessi nell’esperienza familiare ha parlato Giorgio Federico Nitti, nipote appunto di
Francesco Fausto e figlio di Joseph Nitti, ambasciatore d’Italia e primo presidente della costituenda
Fondazione Nitti.
Presenti all’incontro l’Assessore del Comune di Melfi Alessandro Panico e il presidente
del Consiglio Comunale Vincenzo Destino.



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