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📰 Castelgrande - Astronomia e tradizione: gli equinozi come chiave dei riti popolari antichi

L’astronomia come chiave di lettura di antichi riti popolari. È quanto emerso dalla tavola rotonda “Evento sommamente favorevole”, svoltasi il 21 marzo 2026 presso l’Osservatorio amatoriale “Annibale de Gasparis”, con il patrocinio di Regione, Comune, Pro Loco e GAL Percorsi. Ad aprire i lavori è stato il sindaco Francesco Cianci, che ha sottolineato l’impegno dell’amministrazione nel valorizzare il turismo astronomico. 
A seguire, Stefania Satriano, presidente dell’associazione culturale “La Spina” di Baragiano, ha illustrato il rito della Spina, praticato nel giorno di Pasquetta, mentre il vicesindaco di Pescopagano, Francesco Gonnella, ne ha descritto la variante locale, evidenziando il crescente coinvolgimento della popolazione. 
 L’approfondimento scientifico è stato introdotto da uno sketch dedicato a Dante, in omaggio al Dantedì del 25 marzo: attraverso versi del Paradiso è stato richiamato il valore simbolico dell’equinozio. Il moderatore Vincenzo Masi ha evidenziato il significato dell’iniziativa. 
Il prof. Luciano Garramone (ASI Matera) ha quindi illustrato la geometria celeste degli equinozi, spiegando l’intersezione tra orizzonte, equatore, eclittica e coluro equinoziale, con riferimenti anche all’arte e alla musica legate alla primavera. 
 Il prof. Lucio Saggese, astrofisico e socio della Società Italiana di Archeoastronomia, ha proposto un’interpretazione innovativa: i riti della Passata e della Spina rappresenterebbero una riproduzione simbolica della configurazione celeste dell’equinozio. 
Come il Sole attraversa l’equatore portando luce e calore, così il passaggio del bambino sotto un arco diventa augurio di salute e benessere. 
Anche la scelta delle date, tra Annunziata e lunedì di Pasqua, e il movimento antiorario richiamerebbero il moto solare. 
Riti antichissimi, dunque, destinati ai bambini maschi, per ricreare una condizione ritenuta favorevole. 
 Le conclusioni sono state affidate a Ferdinando De Micco (Unione Astrofili Italiani) e Leonardo Lozito (Gruppi Archeologici d’Italia), che hanno inserito questi esempi nel più ampio filone di studi sui legami tra cultura e osservazione del cielo. 
Lozito ha richiamato pratiche analoghe, mentre De Micco ha sottolineato le potenzialità dell’astronomia come leva di sviluppo culturale e turistico del territorio.

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