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📰 L'Editoriale di Marco Lombardi: C'ha ragione la Lega Lombarda\il terrone è una razza bastarda\non lavora, non suda, non lotta\c'ha la mamma che fa la mignotta

Negli anni ottanta e novanta con questo motivetto i sostenitori della neonata padania (rigorosamente con la p minuscola) solevano accogliere i nativi della terronia, 

quest'ultima estesa grossomodo dal Po in giù, esclusi però gli allora ricchi distretti industriali della così detta terza Italia, distribuiti tra Emilia, Toscana e Marche. Perché loro della Lega avevano buon naso per l'odore degli sghei, che seguirono fin dentro Roma, laddove tutti si lasciano ammaliare dal canto delle voluttuose sirene capitoline, barbari inclusi. 

E' vero, Umberto Bossi fu un politico dal fiuto finissimo, al punto che riuscì a mettere nel sacco una volpe come Silvio Berlusconi, ma certi ricordi fin troppo benevoli di queste ore, anche no. Perché se non fu lui a creare quell'odio regionalista che in precedenza aveva partorito cose come i cartelli "qui non si affitta a meridionali", senza dubbio lo fomentò, lo legittimò di fronte all'opinione pubblica, ne fece uno slogan da ripetere all'infinito. Alzò parecchio l'asticella del galateo del politico, lui dal punto di vista del lessico offensivo, il summenzionato cavaliere da quello degli interessi personali. Tutte cose che sarebbero accadute ugualmente? Quasi sicuramente, basta guardare oltre confine, ma ciò non toglie che certe svolte portino un nome e un cognome. A Mattarella che ora lo definisce "sincero democratico", rammenterei la vicenda di Lucia Massarotto, la signora che espose alla finestra la bandiera italiana nella piazza dove aveva luogo un comizio della Lega: "lo metta nel cesso", le gridò dal palco il senatùr.

Il fatto che i politici di oggi abbiano raggiunto livelli di incultura, rozzezza e prepotenza senza pari della storia della repubblica italiana, non può riabilitare i comportamenti censurabili di chi li abbia preceduti. Ogni personaggio pubblico va valutato nel contesto storico in cui ha operato e in quell'Italia l'Umberto aveva gli strumenti e l'opportunità di affermarsi diversamente e oggi non possiamo dimenticarcelo, lo dobbiamo a chi, sullo stesso campo di gioco, perdendo, provò comunque a giocare in modo pulito.

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