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📰 Ninco Nanco: Il "Leone della Basilicata" tra Storia e Leggenda

Il 13 marzo non è una data qualunque per la memoria storica del Mezzogiorno. Ricorre l'anniversario della morte di Giuseppe Nicola Summa, meglio conosciuto come Ninco Nanco, uno dei luogotenenti più audaci e controversi di Carmine Crocco durante l'epopea del brigantaggio post-unitario.

A distanza di oltre un secolo e mezzo, la sua figura continua a dividere: criminale sanguinario per alcuni, eroe della resistenza contadina per altri. Ma chi era davvero l'uomo che fece tremare i boschi del Vulture?

Dalle catene alla resistenza

Nato ad Avigliano nel 1833, la vita di Ninco Nanco sembrava segnata fin dall'inizio da una miseria ancestrale e da una giustizia spesso miope. Dopo un omicidio commesso per vendicare un pestaggio subito, la sua strada si incrociò con quella di Carmine Crocco.

Insieme, trasformarono il brigantaggio in una vera e propria guerriglia politica e sociale, mettendo in scacco l'esercito sabaudo grazie a una conoscenza millimetrica del territorio e a una rete di fiancheggiatori tra i contadini poveri, che vedevano nei briganti l'unica alternativa a una "Unità" fatta di tasse e leva obbligatoria.

La fine brutale a Frusci

La parabola di Ninco Nanco si interruppe bruscamente il 13 marzo 1864. Fu catturato nei pressi di Lagopesole, nel bosco di Frusci. La sua fine non avvenne in tribunale, ma con un'esecuzione sommaria: un colpo di pistola alla gola, forse per impedirgli di rivelare i nomi dei protettori d'alto borgo che sostenevano la causa dei briganti.

Il suo corpo venne esposto ad Avigliano come monito, ma l'effetto fu l'opposto: il mito di Ninco Nanco iniziò proprio in quel momento, alimentato da canti popolari che ancora oggi risuonano nelle piazze della Basilicata.


Perché ricordarlo oggi?

Oggi, ricordare Ninco Nanco non significa celebrare la violenza, ma approfondire le complessità del Risorgimento.

  • Identità territoriale: Ninco Nanco è diventato un simbolo di appartenenza per molti lucani.

  • Revisionismo critico: La sua storia spinge a riflettere sulle promesse mancate dello Stato unitario nei confronti del Sud.

  • Cultura popolare: Dalla musica (famosa la ballata di Eugenio Bennato) al cinema, il "Re della Macchia" è ormai un'icona pop della ribellione.

"Se la Storia è scritta dai vincitori, la memoria appartiene ai vinti."

In questo anniversario, la figura di Giuseppe Nicola Summa ci ricorda che il passato non è mai del tutto passato, e che dietro ogni "brigante" si nasconde spesso una storia di disperazione e sete di giustizia che merita di essere ascoltata.

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