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📰 Recensione di Armando Lostaglio: Il bene comune diretto e interpretato da Rocco Papaleo

Va visto quest’ultimo film di Rocco Papaleo, che mantiene una propria coerenza espressiva ed artistica. 
Benché riteniamo da sempre che il cinema è un bene comune. Ci vogliono parecchi luoghi dentro di sé per avere qualche speranza di essere sé stessi. 
Lo scrive Jean-Bertrand Pontalis. 
Su questo verso può adagiarsi il film di Rocco Papaleo Il bene comune, che pure lo interpreta con gli atteggiamenti che lo caratterizzano e gli conferiscono simpatia e una certa tenerezza. Scritto con Valter Lupo come i precedenti, il film scorre sui binari del disagio al femminile, privilegiando l'ascolto con una regia carezzevole verso le protagoniste. 
Ascolto come in Calvino: Chi comanda il racconto non è la voce ma è l'orecchio. 
Ed ancora, il senso visivo: è un film sul viaggio, la geografia fisica e umana si alternano con lieve alternanza, ovvero in simbiosi, laddove il paesaggio resta elemento imprescindibile, come spesso accade nei film di Papaleo. 
Qui siamo sul Pollino il cui parco naturale è il più esteso d'Europa, fra Basilicata e Calabria, regioni care all'autore che ben riesce a valorizzarne risorse e tributi pubblici. 
Nel viaggio ogni inciampo è un flashback sulla memoria di ciascuna delle protagoniste, recluse per fine pena ed escluse da dinamiche sociali avverse, benché donne. 
Samanta (Claudia Pandolfi, eccellente) che si mette nei guai a trafficare droga e poter fuggire col figlioletto dalle violenze del marito; Fiammetta (Livia Ferri) cantautrice che si vendica di una manager fedifraga; Anny (Rosanna Sparapano) ingegnere informatica e hacker; Gurdun (Teresa Saponangelo) infermiera licenziata per essersi opposta a molestie, che si improvvisa rapinatrice. 
A Raffaella (Vanessa Scalera) il compito di mettere insieme il gruppo, in una pretesa (riuscita) di fare teatro alternativo. 
Un buon cast nell’amalgama corale. 
Ed è il paesaggio ben ripreso a comporre il mosaico della interpretazione. 
Nella sceneggiatura, nel finale, una piccola leggerezza: può una donna sola e di notte allontanarsi dal rifugio montano e raggiungere la costa senza una guida? 
Intanto, "lo spirito del silenzio sta nei luoghi della mia dolorosa provincia..." scriveva il poeta Sinisgalli, che Papaleo in filigrana sa evocare cadendo talvolta in luoghi comuni. 
E la forza del riscatto diventa la speranza, che in don Bosco è come un bastone per il viandante: non ti toglie la fatica del cammino, ma ti dà la forza di proseguire. 
La forza del gruppo che Biagino/Papaleo, guida turistica sul Pollino, riesce a mettere insieme la comunità solidale con una prossemica naturale. 
Benché abbiamo tutti un blues da piangere (Perigeo) è nell'amore per la natura, nella splendida danza degli alberi (nel segno del secolare pino loricato) che viene teatralmente restituito a ciascuno il senso di un'esistenza utile da essere vissuta. 
La poesia può nobilitare le nostre passioni. 
Non solo insegna, ma commuove.

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