Va visto quest’ultimo film di Rocco Papaleo, che mantiene una
propria coerenza espressiva ed artistica.
Benché riteniamo da
sempre che il cinema è un bene comune.
Ci vogliono parecchi luoghi dentro di sé per avere qualche
speranza di essere sé stessi.
Lo scrive Jean-Bertrand Pontalis.
Su questo verso può adagiarsi il film di Rocco Papaleo Il bene
comune, che pure lo interpreta con gli atteggiamenti che lo
caratterizzano e gli conferiscono simpatia e una certa tenerezza.
Scritto con Valter Lupo come i precedenti, il film scorre sui binari
del disagio al femminile, privilegiando l'ascolto con una regia
carezzevole verso le protagoniste.
Ascolto come in Calvino: Chi
comanda il racconto non è la voce ma è l'orecchio.
Ed ancora, il
senso visivo: è un film sul viaggio, la geografia fisica e umana si
alternano con lieve alternanza, ovvero in simbiosi, laddove il
paesaggio resta elemento imprescindibile, come spesso accade
nei film di Papaleo.
Qui siamo sul Pollino il cui parco naturale è il
più esteso d'Europa, fra Basilicata e Calabria, regioni care
all'autore che ben riesce a valorizzarne risorse e tributi pubblici.
Nel viaggio ogni inciampo è un flashback sulla memoria di
ciascuna delle protagoniste, recluse per fine pena ed escluse da
dinamiche sociali avverse, benché donne.
Samanta (Claudia
Pandolfi, eccellente) che si mette nei guai a trafficare droga e
poter fuggire col figlioletto dalle violenze del marito; Fiammetta
(Livia Ferri) cantautrice che si vendica di una manager fedifraga;
Anny (Rosanna Sparapano) ingegnere informatica e hacker;
Gurdun (Teresa Saponangelo) infermiera licenziata per essersi
opposta a molestie, che si improvvisa rapinatrice.
A Raffaella
(Vanessa Scalera) il compito di mettere insieme il gruppo, in una
pretesa (riuscita) di fare teatro alternativo.
Un buon cast
nell’amalgama corale.
Ed è il paesaggio ben ripreso a comporre il
mosaico della interpretazione.
Nella sceneggiatura, nel finale, una
piccola leggerezza: può una donna sola e di notte allontanarsi dal
rifugio montano e raggiungere la costa senza una guida?
Intanto, "lo spirito del silenzio sta nei luoghi della mia dolorosa
provincia..." scriveva il poeta Sinisgalli, che Papaleo in filigrana sa
evocare cadendo talvolta in luoghi comuni.
E la forza del riscatto
diventa la speranza, che in don Bosco è come un bastone per il
viandante: non ti toglie la fatica del cammino, ma ti dà la forza di
proseguire.
La forza del gruppo che Biagino/Papaleo, guida
turistica sul Pollino, riesce a mettere insieme la comunità solidale
con una prossemica naturale.
Benché abbiamo tutti un blues da
piangere (Perigeo) è nell'amore per la natura, nella splendida
danza degli alberi (nel segno del secolare pino loricato) che viene
teatralmente restituito a ciascuno il senso di un'esistenza utile da
essere vissuta.
La poesia può nobilitare le nostre passioni.
Non solo insegna, ma
commuove.

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