Ogni anniversario è nascita - Lo scrive Emily Dickinson - La parola è un sintomo
d'affetto e il silenzio un altro. / La più perfetta comunicazione non è udita da
nessuno, / esiste la sua conferma, la si ha dentro. / Silenzio è quanto temiamo. / C'è
riscatto in una voce. / Ma silenzio è infinità.
È un cenno visivo di quanto suggerisce ed evoca il nuovo romanzo di Nicola Guarino
"La varietà umana" (La valle del tempo Ed.).
Per lo scrittore sarà pure faticoso
aggirarsi fra ossimori visuali e testuali.
Intanto, Nicola Guarino – già docente di
letteratura italiana alla Sorbona di Parigi - ci conduce in uno stretto corridoio
semantico, e ci induce a riflessioni: le sensazioni che sono percepite, quello che ci si
aspetta, al di là dei nostri meriti" come lui stesso scrive in epigrafe. Che avrà pure
una struttura a mo' di scene per un film e tuttavia l'autore si alterna fra arbitrio ed
essere arbitro.
Come nel film Amour, capolavoro di Hanake, sembra che nulla possa
rompere questo equilibrio di anime che si sono dedicate la vita. Tranne l’inevitabile
caducità della vita. In agguato la senilità come segno di vita e di baratro.
E appaiono
in filigrana momenti come in “Stanno tutti bene” di Tornatore, il protagonista di
Guarino è un Mastroianni che attraversa tre generazioni.
C’è sempre una memoria
viva nella narrazione: Raimondo De Martino è un uomo solo, pensionato, vedovo
(per colpa del covid); i suoi figli sono lontani sebbene lo controllino anche con una
certa apprensione.
La sua casa è silenziosa, in un presente che non sa più abitare.
Finché si materializza una figura misteriosa: è il Passato, un lucignolo della
coscienza, specchio di adolescenza e giovinezza, e la vecchiaia, tra politica, amori e
amicizie.
Il passato lampeggia (dice Benjamin) e passato quale revisore dei conti
(Florenskji).
Le figure umane che Raimondo aveva incontrato e con le quali a volte si
è scontrato, in un percorso di speranze e delusioni: il Pci caduto dal cuore in quel
mancato sorpasso del ’76.
L’immaginario collettivo, quando si nutre di romanzi, di
canzoni, incide sulle scelte comuni più di quanto si pensi.
La finzione assume ruolo di
modello, ci parla fino a generare in noi fenomeni emulativi che riproducono il
sostrato eterno dei giochi dell’infanzia.
Raimondo si rinnova pur avviandosi alla
caducità. Ma Guarino in un colpo di regia vira nell’esistenza finale di Raimondo con
un “restiamo giovani”, nonostante tutto. Mediante una scrittura che invoca la
struttura letteraria del cinema, tra dolore e leggerezza, sogno e memoria,
La varietà
umana è un romanzo struggente. Sovviene William Butler Yeats nelle sue Fiabe
irlandesi:
Dove vanno i miei libri / Tutte le parole che raccolgo, /e tutte le parole che
scrivo, devono aprire instancabili le ali, /e mai riposare non fermarsi mai nel loro
volo, /finché non giungano là dove è il tuo triste, triste cuore, /e cantare per te nella
notte, /oltre il luogo ove muovono le acque, /oscure di tempesta o lucenti di stelle.
Armando Lostaglio

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