Rionero 18 Marzo 2026.
Gerardo Giuratrabocchetti - Cantine del Notaio.
Michele Masciale - Univ. Popolare Melfi.
Mons. Ciro Fanelli . Diocesi Melfi-Rapolla-Venosa.
Antonella Ruggieri - Dirigente Scolastico.
Il Cinema come fertile inquietudine: il viaggio critico di Armando Lostaglio ne “Lo
Spettatore Inquieto”
di Nel panorama della riflessione cinematografica contemporanea, il nuovo lavoro di
Armando Lostaglio si impone come un oggetto culturale carico di semplicità ma al tempo
stesso ricco di profondità ammalianti. Sviliremmo la natura di queste pagine uscite per
EditricErmes (2025) se ne parlassimo come di un semplice saggio o come di un volume di
“ennesima” critica cinematografica. Il libro di Armando Lostaglio invece, letteralmente,
conquista. E lo fa perché si impone fin da subito una propria peculiare missione:
descrivere l’ebrezza dell’itinerario dello sguardo dello spettatore nel Cinema, un
“attraversamento” che accade quando l’immagine filmica incontra la coscienza di chi la
guarda. Siamo, in altre parole, di fronte al dispiegarsi di un’affascinante mappa interiore
del “vedere”, del “partecipare il vero Cinema”. Cinema del quale Armando Lostaglio da
sempre è militante e sostenitore, a livello locale ma soprattutto nazionale, in un’attività
ultraquarantennale di critico, giornalista, divulgatore e appassionato.
Presentato nello splendido contesto delle Cantine del Notaio a Rionero in Vulture lo scorso
18 marzo con la partecipazione al tavolo di sua Eccellenza Mons. Ciro Fanelli, del Dott.
George Almaz (Cine Club De Sica) della Dirigente Scolastica IIS Fortunato Antonella
Ruggeri e del presidente dell’ Università Popolare F. S. Nitti Michele Masciale, presente
l’Autore, “Lo spettatore inquieto - Critica della Ragione Visionaria” ci è parso un libro che
restituisce al Cinema una centralità spesso smarrita nel consumo di oggi, veloce e come
non mai acefalo. In questa centralità della “visione” secondo Lostaglio, visione forse persa
ma senza dubbio nuovamente acquisibile, l’osservazione attiva dello spettatore, lungi
dall’essere solo ed esclusivamente evasione, si fa esperienza e compartecipazione, si fa
co-creazione e atto interpretativo vivace. Viene allora in mente il pensiero di Umberto Eco
che può apparire come ideale retroterra teorico da affiancare a queste pagine: l’opera
d’arte - in questo caso il Cinema - è qualcosa di perennemente “aperto allo sguardo” e
capace, pertanto, di vivere di una pluralità di lettura, anzi della proliferazione stessa dei
significati che si generano nell’incontro tra “testo” e spettatore, tra emittente e destinatario.
Lostaglio sembra raccogliere pienamente questa lezione, costruendo in filigrana,
all’interno delle sue pagine, una riflessione che pone al centro lo spettatore come soggetto
attivo, inquieto, mai pacificato e, proprio per questo, presentissimo a sé stesso.
L’inquietudine, dunque, lungi dall’essere un limite di chi “guarda” lo schermo, diventa
condizione necessaria per la piena comprensione dell’arte cinematografica. Guardare un
film significa infatti per Lostaglio esporsi a una molteplicità di livelli: narrativi, simbolici,
emotivi, tecnici. Tutto questo è ben spiegato all’interno delle tante “facce” di questo libro.
Parliamo, detto ancora in altri termini, di un processo – lo sguardo inquieto- che non si
esaurisce nella durata della proiezione, ma continua a sedimentarsi nella memoria
personale e collettiva, proliferando in infinite possibilità di acquisizione, come lo stesso
Armando ci ha dimostrato di saper fare nel corso dei suoi anni, appunto, da “spettatore
inquieto”. Non è un caso, infatti, se il libro assume spesso la forma di una sorta di “diario
intellettuale” aperto all’intimità così come anche - ad esempio- alle riflessioni sociali. Le
pagine che scorrono tra riferimenti a critici, scrittori, artisti, tra riflessioni personali, incontri
che cambiano la vita, citazioni, recensioni accumulate nel corso degli anni, fino a versi
poetici ispirati al Cinema, danno vita a una tessitura composita ma coerente che
testimonia la grande apertura e profondità mentale che solo un allenamento alla “visione”
può e sa dare. Dunque, una struttura stilistica e di pensiero ben “aperta” che richiama, per
certi versi, in questo saggio, la libertà del pensiero esistenzialista, dove ogni atto di
“visione”, ossia di interpretazione, di costruzione di una vita spirituale attorno all’Arte (leggi
Cinema) è anche una profonda e coerente scelta di vita. Il cuore del libro risiede allora
proprio nell’osservare quanto il Cinema sia potente collante nella costruzione di
personalità culturali variegate e impastate di un certo spessore, le quali riescono in
maniera carismatica e del tutto naturale a fare da guida intellettuale per molti. Dopodiché
le pagine di Lostaglio, nei passaggi intrinsechi più belli, paiono dirci che, allo stesso modo,
il cinema non offre solo risposte, ma soprattutto pone e moltiplica le domande. Dunque, in
definitiva, un libro “positivamente provocatorio” che dimostra quanto l’altezza della cultura
che passa attraverso uno sguardo “inquieto, ma “libero e liberato” sa porre l’accento, se
vogliamo, anche e soprattutto sulle grandi responsabilità dell’interpretazione: saper
vedere, infatti, significa sempre saper scegliere e saper scegliere implica costruzione e
responsabilità della cultura sia personale che sociale, il tutto nel segno di una Bellezza che
nasce, appunto, da una certa “sacra inquietudine”. In questo atteggiamento si gioca
certamente la possibilità di una vera e profonda comprensione critica, tanto
cinematografica quanto culturale a tutto tondo del nostro mondo e della nostra storia. Il
libro di Lostaglio si distingue poi particolarmente anche per l’accento sulla funzione
culturale del cinema all’interno di quella parte del sociale dove gravitano spesso le
cosiddette “fragilità”: in tal senso Armando ha sempre creduto nel rapporto tra Cinema e
responsabilità civile e non a caso uno dei suoi più interessanti progetti è quello del Cinema
negli Istituti Penali Minorili qui in Basilicata, progetto che porta ad associare la visione
cinematografica ad uno spazio di riflessione collettiva per i ragazzi sottoposti a pena
correttiva, ossia la creazione, attraverso la visione cinematografica, di un vero e proprio
luogo ideale in cui si elaborano potenzialmente tensioni psicologiche, voglia di riscatto,
memorie condivise, e perché no, diritto alla speranza e visione del futuro. Capiamo bene
che in questo modo il Cinema diventa così non solo arte, ma anche strumento di
cittadinanza culturale, tanto più se viene portato all’interno di un mondo lontano dalla
nostra socialità quotidiana, come un IPM. In questo senso, si potrebbe evocare la lezione
di Pier Paolo Pasolini (ampiamente citato insieme a tante pietre miliari del cinema e
dintorni, da Orson Wells a Carmelo Bene, da Franca Valeri a Guy Debord, da Werner
Herzog a Beniamino Placido…) quel Pasolini per il quale il linguaggio delle immagini
possiede una forza sociale ed educativa intrinseca, capace di incidere potenzialmente e
profondamente nel solco della realtà. E, sempre per il discorso “Cinema nel Sociale”, in
filigrana si avverte certamente una preoccupazione per il destino delle sale
cinematografiche, sempre più minacciate da logiche economiche e cambiamenti
tecnologici. Il Cinema, in quanto esperienza collettiva, rischia di perdere uno dei suoi
luoghi privilegiati. Eppure, proprio in questa crisi, il libro di Lostaglio sembra far intravedere
una possibilità di rinascita: tornare a pensare alla sala cinematografica come sede vera di
incontro, come luogo di un rito condiviso, è sempre e comunque ancora possibile, basta
educare e rieducarsi al valore di fondo di una “liturgia laica” pronta a regalare grande
benessere collettivo. Un libro, “Lo Spettatore Inquieto” che in definitiva ho letto con piacere
e che consiglio vivamente perché non pretende di insegnare, ma semplicemente di
accompagnare. Nessuna rigidità accademica, piuttosto un invito a coltivare quel salvifico
“sguardo consapevole”, capace di andare oltre la superficie delle immagini di un certo
cinema di consumo che pure - beninteso- non va completamente bistrattato. In un’epoca
dominata dalla fruizione rapida e distratta, la proposta sempre attuale di Armando
Lostaglio, pur apparendo quasi controcorrente, resta come sempre “provocatoriamente
affascinante”.
“Lo Spettatore Inquieto” dunque è un libro che, al netto di tutto, restituisce grande dignità
al pubblico cinematografico, trasformandolo da consumatore passivo a interprete-
protagonista. Coltivare il dubbio, interrogare le immagini, essere spettatori partecipi e
consapevoli. E, come passo successivo, accettare pienamente “la sacra inquietudine”
quale condizione essenziale ed imprescindibile della corretta visione. Perché è solo in
questo movimento continuo tra ciò che vediamo e ciò che finalmente facciamo nostro per
davvero, che noi stessi possiamo dare ancora vita ad un Cinema che vuole continuare a
esistere e che comunque non morirà mai; solo in questo modo ci trasformeremo ogni volta
in persone uniche, irripetibili, segnate dal Vero, profondamente umane.
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