📺 Melfi Fondazione Nitti: Giovanni Amendola 1882-1926, "L'Uomo che sfidò Mussolini" di Antonio Carioti
L’estrema dedizione di Amendola. Liberale, nittiano, antifascista, erede
di Matteotti come capo dell’opposizione parlamentare a Mussolini.
Un argomento importante dalla tavola rotonda al Centro Nitti: “Amendola fu tra i pochi che videro nella violenta
dittatura fascista lo sfascio dello Stato”.
Giovanni Amendola – lo stesso nome e cognome del nonno, presidente del Comitato nazionale
per le celebrazioni della morte (causata da violenta aggressione degli squadristi) del capo
dell’ultima opposizione parlamentare a Mussolini – ha marciato domenica 25 aprile in prima fila
per le vie e le piazze di Melfi, accanto al Sindaco Giuseppe Maglione, al presidente della
Fondazione Nitti Stefano Rolando, alla presidente dell’Anpi territoriale Anna Martino e al direttore
della melfitana Associazione Nitti Gianluca Tartaglia, per rendere omaggio ai grandi nomi che
costellano il rapporto scolpito nelle pietre e nei monumenti, degli antifascisti italiani e la città delle
Costituzioni di Federico II, ma anche la città natale di Nitti e la città di tanti confinati dal regime (tra
cui Eugenio Colorni e Manlio Rossi Doria).
Ha svolto poi la sua relazione introduttiva al convegno promosso nel pomeriggio al Centro culturale
Nitti per raccontare nel dettaglio l’aggressione dello squadrismo fascista toscano, il disperato
tentativo dei medici di salvargli la vita (a Parigi si prodigò anche Federico Nitti, figlio di Francesco
Saverio, anche lui esule e ricercatore dell’Institut Pasteur, che aveva avuto nelle braccia morente
anche Piero Gobetti) e per raccontare la tessitura di un’opposizione che Amendola guidò fino a
svolgere la sfida dell’Aventino, ritirando l’opposizione dai banchi di Montecitorio nella speranza –
poi delusa – che, soprattutto dopo l’omicidio riconosciuto da Mussolini di Giacomo Matteotti,
ritirasse l’incarico al primo ministro così come suo padre il re Umberto I° aveva fatto ai primi del
‘900 con il presidente Pelloux dopo le proteste e, appunto, lo stesso ritiro dei parlamentari di
opposizione per la strage di popolo a Milano compiuta dai soldati regi del generale Bava Beccaris.
Una storia complessa in cui centrale era stata l’evoluzione politica e istituzionale di Amendola
eletto nel 1919 tra i liberali a Salerno e legato politicamente a Francesco Saverio Nitti di cui fu
sottosegretario alle Finanze prima di diventare ministro del governo Facta.
Un rapporto di
reciproca fiducia e amicizia, continuato tra i figli, che durante il convegno a Melfi ha visto produrre
documenti inediti e importanti testimonianze.
Aperta dall’assessore Alessandro Panico, sul significato del permanente impegno della città “in
una storia di resistenza nella quale fu parte in modo articolato anche il Mezzogiorno d’Italia”, la
tavola rotonda ha avuto nel presidente della Fondazione Nitti, il prof. Stefano Rolando, un
inquadramento del concetto stesso di Amendola della “resistenza lunga” senza la quale – ha detto
– “l’Italia avrebbe avuto la stessa umiliazione imposta dagli americani a Germania e Giappone di
vedere imposta una costituzione per la discontinuità, mentre all’Italia – grazie a quelle continuate
vicende di opposizione interna – fu riconosciuto il diritto di una libera Costituente e di una libera
Costituzione”.
Al centro della discussione, dopo l’intervento di Giovanni Amendola, il contributo degli storici.
Antonio Carioti (Corriere della Sera) è intervenuto presentando brillantemente i tratti della
biografia di Amendola che costituiscono la trama del suo saggio “L’uomo che sfidò Mussolini”
edito da Latera e Donato Verrastro, storico contemporaneista e prorettore dell’Università della
Basilicata, che ha concluso i lavori, seguiti fino all’ultimo minuto dall’intera sala gremita del Centro
Nitti, presenti anche gli ex sindaci Giuseppe Brescia e Livio Valvano – a sua volta è stato
portatore di documentazione inedita e di una lettura “del pensero, dell’opera e della
determinazione politica di una figura tuttora illuminante tra coloro che hanno pensato al futuro
dell’Italia, prima ancora delle ideologie e degli interessi di partito”.
Commenti
Posta un commento