Alle ore 3:32, una scossa di magnitudo 5.8 con epicentro a pochi chilometri da L’Aquila sconvolse il territorio, causando 309 vittime, oltre 1.500 feriti e circa 70.000 sfollati. Il sisma, avvertito in gran parte del Centro Sud Italia, fu seguito da centinaia di repliche nelle ore successive, aggravando ulteriormente una situazione già drammatica.
Immediata fu la risposta operativa del Corpo nazionale, che mobilitò risorse da tutta Italia. In poche ore, il dispositivo di soccorso raggiunse circa 2.700 unità, con 190 funzionari – di cui 100 esperti in verifiche di stabilità – supportati da squadre specialistiche, unità cinofile, personale telecomunicazioni, oltre 1.200 mezzi e 4 elicotteri. Fondamentale fu anche l’impiego di squadre Speleo Alpino Fluviali e nuclei Urban Search and Rescue per la ricerca di persone sotto le macerie.
Nel primo anno furono effettuati oltre 216.000 interventi di soccorso tecnico urgente, assistenza alla popolazione, messa in sicurezza e puntellamento degli edifici, consentendo il progressivo ripristino della viabilità e l’accesso alle aree colpite. Circa 8.000 furono le verifiche di agibilità eseguite per valutare i danni strutturali.
Tra le macerie vennero soccorse oltre 500 persone, di cui 103 salvate in vita. L’ultimo salvataggio fu quello di Eleonora, estratta viva dopo 42 ore dalla scossa, simbolo di speranza e della determinazione dei vigili del fuoco nel non arrendersi mai.
Parallelamente alle operazioni di soccorso, il Corpo nazionale fu impegnato senza sosta nella tutela del patrimonio storico e artistico: 2.387 opere d’arte furono recuperate e messe in sicurezza, in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.
Nel ricordo di quella tragedia, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco rinnova oggi il proprio impegno al servizio del Paese, onorando la memoria delle vittime.
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