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📺 UNILABOR Rionero. Una nuova Marilyn oltre il mito iconico della bionda dall’irresistibile bellezza"

Una nuova Marilyn oltre il mito iconico della bionda dall’irresistibile bellezza

RIONERO IN VULTURE – L’UNILABOR (Università delle Tre Età “Enzo Cervellino” di Rionero), istituzione da decenni in prima linea nella promozione culturale e sociale del territorio lucano, torna a far riflettere la comunità con un’analisi profonda e controcorrente su una delle figure più cristallizzate, fraintese e abusate della cultura pop mondiale: Marilyn Monroe.

L'incontro, muovendosi nella suggestiva cornice delle attività accademiche promosse dall'associazione, è stato condotto e tenuto dal critico cinematografico e giornalista Armando Lostaglio. Attraverso la sua guida e la sua profonda sensibilità cinefila, l'evento si è proposto di squarciare il velo del mito patinato dell'irresistibile blonde bombshell hollywoodiana, restituendo al pubblico la complessa fisionomia psicologica, intellettuale e umana di una donna che fu molto più di un corpo da copertina.

Il superamento del cliché: la prigione dell'icona

Per decenni, il cinema e i mass media hanno intrappolato Marilyn Monroe in uno stereotipo commerciale: la bionda svampita, l'incarnazione assoluta del desiderio maschile, l'oggetto del potere hollywoodiano. L'analisi promossa da Lostaglio e dall'UNILABOR sposta invece i riflettori sulla “nuova Marilyn”: una donna dotata di profonda sensibilità, lettrice vorace (da Joyce a Whitman), e attrice tormentata alla costante ricerca di un perfezionamento professionale (come dimostrano i suoi studi all'Actors Studio di Lee Strasberg).

Oltre il rossetto scarlatto e i capelli platinati c’era un’anima profondamente ferita da un’infanzia traumatica passata tra orfanotrofi e case affidatarie; un vissuto doloroso che Marilyn cercò per tutta la vita di colmare attraverso l’arte, ma che l’industria cinematografica del tempo decise scientemente di ignorare pur di capitalizzare sulla sua sola avvenenza.

Il travestimento e l'intelligenza scenica: "A qualcuno piace caldo"

Durante la retrospettiva è stato evidenziato il valore artistico intrinseco dei suoi lavori cinematografici, spesso sottovalutati dalla critica coeva. Emblematico è il caso di A qualcuno piace caldo (1959) di Billy Wilder. Sotto la superficie della commedia degli equivoci, del travestimento e del ritmo jazz frenetico, emerge la grandezza attoriale di Marilyn. Il film, coraggioso e straordinariamente attuale per le sue tematiche di genere, mostra come la sua interpretazione di Sugar Kane non fosse frutto di una ingenuità passiva, ma di un tempismo comico e di una vulnerabilità drammatica straordinari, capaci di rubare la scena a mostri sacri del cinema.

Pasolini e la "Sorellina minore": la bellezza come condanna

Il momento più alto e toccante della riflessione si concentra sulla tragica fine di Marilyn, consumatasi a Los Angeles il 4 agosto 1962 a soli 36 anni. Per comprendere l’essenza di questa morte, il relatore ha invitato a non prescindere dallo sguardo dei grandi intellettuali del Novecento. Tra questi, spicca la figura di Pier Paolo Pasolini, che nel suo film-inchiesta La Rabbia dedicò a Marilyn una poesia di disarmante e dolorosa dolcezza.

Pasolini la definì la “sorellina del mondo antico e del mondo futuro”. In quei versi, il poeta friulano piangeva la scomparsa di una purezza fanciullesca, rimasta "sciocca come l'antichità e crudele come il futuro", stritolata dalla "stupidità e dalla crudeltà del presente". La bellezza di Marilyn, posseduta e commercializzata dal potere industriale e capitalistico, divenne per lei un male mortale. Pasolini descrive la sua fine come la sparizione di una "bianca colombella d'oro", una figura impudica solo per passività e indecente per obbedienza alle regole feroci di un mondo che l'ha usata senza mai capirla.

Il messaggio morale di Marilyn oggi

L'UNILABOR di Rionero, fedele alla sua missione di coniugare il passato con le domande urgenti della contemporaneità, chiude la riflessione ponendo un interrogativo cruciale attraverso la disamina di Armando Lostaglio. Nelle parole pasoliniane, i "fratelli maggiori" (gli intellettuali, il mondo cinico del potere) alla fine si voltano, interrompono i loro giochi distruttivi e si chiedono: “È possibile che Marilyn, la piccola Marilyn, ci abbia indicato la strada?”

Oggi, oltre le porte di un mondo spesso abbandonato al cinismo, il sorriso eterno di Marilyn Monroe smette di essere un invito alla seduzione e diventa un monito. La sua figura ci interroga sulla mercificazione del corpo femminile, sulla solitudine profonda nascosta dietro l'iper-esposizione mediatica e sulla necessità di guardare "oltre l'icona" per riscoprire l'umanità calpestata. Un plauso va all'UNILABOR e ad Armando Lostaglio per aver saputo trasformare un mito pop in una profonda lezione di antropologia, cinema e cultura.

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