Venosa, 15 maggio 2026.
Venosa Abbraccia il Suo "Padre": Conferita la Cittadinanza Onoraria a Padre Angelo Cipollone
In una cerimonia solenne e ricca di commozione, la comunità oraziana tributa il massimo riconoscimento al religioso trinitario che per oltre quarant'anni ha trasformato la cura della disabilità in un'opera d'arte, di riscatto sociale e di bellezza terapeutica. Annunciato anche il gemellaggio con Bernalda.
VENOSA (PZ) – Ci sono momenti in cui la storia di una comunità si condensa in un abbraccio collettivo, un istante in cui la gratitudine civile e la fede religiosa si fondono per rendere omaggio a una vita interamente donata agli altri. È quanto accaduto a Venosa durante la solenne cerimonia per il conferimento della cittadinanza onoraria a padre Angelo Cipollone, storico direttore dell'Istituto dei Padri Trinitari.
L'evento, svoltosi dinanzi a una platea gremita in ogni ordine di posto, ha ripercorso oltre cinquant'anni di storia locale: una parabola fatta di ricostruzione materiale e spirituale, di battaglie vinte contro il pregiudizio e, soprattutto, di un amore sconfinato per i ragazzi "speciali", restituiti alla piena dignità di persone e lavoratori.
Le Voci della Chiesa: "La Via della Bellezza" e il Riscatto della Giustizia
Ad aprire la serie di intensi interventi è stato il vescovo della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, monsignor Ciro Fanelli, che ha espresso la sua profonda stima personale e della Chiesa intera per padre Angelo:
"Padre Angelo è un uomo ricco di visioni prospettiche e progettuali, capace di tradurre ogni sogno in concretezza. Ha sempre creduto fortemente nella via della bellezza, portandola all'interno dell'Istituto di Venosa. Una bellezza terapeutica, capace di creare relazioni virtuose, perché come ci ricorda San Francesco, Dio stesso è bellezza."
Un ritratto ancor più intimo e storico è stato tracciato da monsignor Rocco Talucci, arcivescovo emerito di Brindisi-Ostuni e nativo di Venosa. Mons. Talucci ha voluto ricordare le due anime dell'opera trinitaria venosina: padre Orlando Navarra, il coraggioso fondatore che nel 1969 diede inizio all'opera spezzando le catene del bisogno, e padre Angelo Cipollone, l'uomo dello sviluppo, del dialogo con le istituzioni e dell'integrazione con la cittadinanza.
Mons. Talucci non ha evitato di toccare una delle pagine più dolorose della storia recente dell'Istituto, ovvero la tempesta giudiziaria che qualche anno fa aveva scosso la struttura:
"Una nube improvvisa si era affacciata sul sereno orizzonte dell'Istituto, portando sofferenza, dubbi e timori. Ma oggi la magistratura ha fatto piena giustizia con le assoluzioni totali. È caduto ogni dubbio ed è riemersa limpida la paternità del direttore. Se l'assoluzione di un tribunale è la risposta della magistratura, l'onorificenza di oggi è la risposta d'amore della città di Venosa a padre Angelo e ai suoi collaboratori."
Le Origini nel 1969: "Ci Vuole il Cuore"
Particolarmente toccante è stata la testimonianza del dottor Michele Diardo, psicologo dell'Istituto, che nel lontano novembre del 1969, ad appena 19 anni, fu letteralmente "arruolato" in piazza Orazio dal fondatore, padre Orlando Navarra:
"L'istituto era in macerie. Padre Orlando mi guardò e disse: 'Oggi vedi tante pietre per terra, ma un giorno vedrai tanti ragazzi realizzare un sogno di vita'. Mi chiese se avessi il diploma, ma poi aggiunse: 'Non mi interessa il diploma, mi interessa sapere se hai cuore. Se hai cuore, puoi fare questo viaggio con me'."
Diardo ha ricordato l'arrivo dei primi storici alunni (tra cui Peppino Doriani, presente in sala e visibilmente commosso nel ricordare quando l'educatore gli comprò delle scarpe nuove) e il successivo passaggio di testimone a padre Angelo a metà degli anni '70. Padre Angelo portò una spinta culturale straordinaria, spingendo gli stessi operatori a formarsi e a laurearsi.
Per sintetizzare la filosofia educativa di padre Angelo, il dottor Diardo ha proposto un acronimo della parola C.U.O.R.E.:
Coraggio (inculcare l'orgoglio di essere sé stessi);
Umanità (riconoscersi come desideri e non come algoritmi);
Originalità (valorizzare l'unicità di ciascuno);
Relazione (saper agganciare l'altro con lo sguardo);
Empatia (entrare nella pelle del ragazzo per comprenderne il bisogno).
La Ricostruzione Post-Terremoto e i Successi d'Eccellenza
L'architetto Martino Bonifacio, che collabora con padre Angelo dal 1981, ha illustrato gli aspetti tecnici ed edilizi di un'impresa che ha dell'incredibile. Subito dopo il terremoto del 1980, l'antico convento di Sant'Agostino (di proprietà della Curia ma concesso in uso perpetuo ai Trinitari) era gravemente danneggiato e gravato da un'ordinanza di sgombero e demolizione per l'ala crollata.
"Padre Angelo non si perse d'animo. Mi disse: 'Martino, prepara il progetto di restauro e consolidamento. Dobbiamo ridare subito gli spazi ai ragazzi'. Non è stata una passeggiata. Durante i lavori abbiamo persino scoperto i resti di una cappella longobarda del 1200 con un affresco di Sant'Agostino."
Sotto la guida di padre Angelo, l'Istituto non si è limitato a essere un centro di ricovero, ma è diventato un'eccellenza nazionale e internazionale attraverso laboratori d'avanguardia:
La Scuola di Mosaico: In sinergia con la celebre scuola di Spilimbergo, i ragazzi dell'Istituto hanno realizzato opere musive monumentali che oggi adornano le rotonde stradali di Venosa, l'ingresso di Bernalda e l'intera chiesa del centro jonico.
L'Ippoterapia: Introdotta pionieristicamente nel 1984 dopo un viaggio di studio a Milano, portando i ragazzi a gareggiare persino a Toronto, in Canada, e a ospitare campionati nazionali.
L'Ambulatorio Odontoiatrico Interno: Un servizio unico nel Meridione per soggetti con disabilità psichica, interamente finanziato dai Trinitari per garantire ai ragazzi "il diritto a un bel sorriso".
Integrazione e Servizio: Una lavanderia e una sartoria interna per assicurare decoro e ordine quotidiano, rifiutando la "cultura dello scarto" in favore della "cultura dell'accoglienza".
Il "Gemellaggio della Solidarietà" con Bernalda
La cerimonia ha vissuto un momento di grande rilevanza istituzionale con l'intervento del vicesindaco di Bernalda, Giuseppe Grieco. L'architetto Bonifacio ha infatti ricordato come nacque la straordinaria struttura di Bernalda (oltre 10.000 metri quadrati coperti su un'area di 40 ettari, un tempo ex tabacchificio): nacque dal desiderio di padre Angelo di non portare più i ragazzi in vacanza in Puglia in strutture di fortuna, ma di creare una "colonia permanente" in Basilicata, dotata di un centro di eccellenza per l'Alzheimer e di un polo di sperimentazione agricola d'avanguardia.
Il vicesindaco Grieco ha annunciato ufficialmente:
"Bernalda non ha adottato padre Angelo, è stata adottata da lui. Ci ha arricchiti di umanità. Per questo sono fiero di annunciare che anche il Comune di Bernalda, con delibera dello scorso 30 aprile, ha conferito a padre Angelo la cittadinanza onoraria. Si compie così un gemellaggio indissolubile tra Venosa e Bernalda nel segno della solidarietà."
La Consegna Ufficiale e la Motivazione
Il sindaco di Venosa, Francesco Molica, indossando la fascia tricolore, ha sancito l'ufficialità del momento:
"La cittadinanza onoraria è la massima espressione di gratitudine di una città. Padre Angelo ha saputo farsi parte viva del nostro tessuto sociale. Il suo operato ha avuto anche un impatto economico enorme, garantendo dignità lavorativa a oltre 120 famiglie del territorio. Venosa stasera gli apre ufficialmente le porte della propria casa istituzionale e del proprio cuore civico."
Il sindaco ha quindi letto la solenne motivazione della delibera consiliare n. 7 del 27 febbraio 2026:
"A padre Angelo Cipollone per l'instancabile e straordinaria dedizione dimostrata in oltre 44 anni di servizio alla comunità venosina, guidando con competenza, umanità e spirito evangelico i centri di riabilitazione e formazione professionale dei Padri Trinitari, divenuti luoghi di eccellenza riconosciuti a livello regionale e nazionale. Con visione lungimirante, padre Angelo ha restituito dignità, speranza e opportunità a innumerevoli persone con disabilità, promuovendo l'inclusione sociale e lavorativa e contribuendo in modo determinante a rendere Venosa città dell'accoglienza e della solidarietà."
Le Parole di Padre Angelo: "Ho Fatto Poesia Liberando le Loro Mani"
Visibilmente emozionato, padre Angelo Cipollone ha preso la parola per ringraziare la cittadinanza e le autorità. Oltre a ricordare il suo impegno ventennale per mantenere vivo e aperto al culto il meraviglioso Santuario della Santissima Trinità di Venosa (anche durante i lunghi restauri), il sacerdote-poeta ha voluto ridefinire il concetto stesso di "poesia", legandolo indissolubilmente alle sue opere concrete:
"Hanno parlato di me come di un poeta. La mia poesia più grande è stata quando ho progettato e realizzato case belle per le persone che ho servito. Perché se metti un ragazzo speciale in una casa brutta, penserà di meritare solo quello. Ma se lo accogli nel bello, quello è l'inizio della sua rinascita.
Ho fatto poesia quando ho liberato i nostri ragazzi dal cavallino a dondolo per donare loro cavalli veri che li hanno fatti volare oltre le barriere. Ho fatto poesia quando ho liberato le loro mani da ogni stigma, rendendole capaci di creare mosaici superbi che non hanno nulla da invidiare a quelli del Vaticano. Ho fatto poesia quando li ho portati a fare sport agonistico in tutta Europa e in America, e quando ho restituito loro l'infinita dignità di lavoratori inseriti nella società."
Padre Angelo ha poi concluso la serata recitando una sua meravigliosa lirica dedicata alla città che da oggi lo annovera ufficialmente tra i suoi figli più illustri:
"Venosa, scorre il tempo nelle tue vene / nulla ha scalfito la tua bellezza / prezioso dono di Venere... / Sotto il tuo cielo un antico vaticinio / memoria di versi eterni / cercatori di terre fertili e di sole hanno scelto di abitarti. / Templi e monumenti arditi consacrano il tuo ruolo e la tua gente / borgo fra i più belli di italico suolo / non ti sfugga l'audacia di mantenere la tua immortalità."
La serata si è chiusa tra gli applausi interminabili di una comunità che ha saputo riconoscere, difendere e celebrare un uomo che ha speso la sua intera esistenza per trasformare la fragilità umana in un capolavoro di dignità.
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