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📰 Praga e noi di Armando Lostaglio


Un viaggio a Praga - impeccabilmente organizzato da Gigi Di Giacomo, con il CineClub DeSicaCinit - lascia aperte molte porte, per capire cosa rappresentiamo, cosa pensiamo di essere in questa nostra realtà: molti elementi ci lasciano comprendere la nostra piccolezza, spesso velata di presunzione. 

Il nostro essere italiani al cospetto di una Europa nella quale si giocava un ruolo di spessore. 
Oggi, invece? Siamo ancora in tempo per considerarci al centro del mondo? 
E intanto il mondo va in ben altre direzioni. Siamo stati nella Capitale Ceca dove abbiamo portato a conoscenza il libro di critica cinematografica “Lo spettatore inquieto - Critica dellaragione visionaria" (EditricErmes) presso la sede della Società Dante Alighieri: una volontà, del De Sica, di perseguire la logica di una "espansione" conoscitiva, ampliarsi al confronto con realtà altre. 
 
 
E questo ci ha dato modo di capire che la nostra letteratura, il cinema il teatro l'arte, che erano un tempo fiore all'occhiello, oggi lo sono molto meno. 
Alcuni studenti di italiano non conoscono i nostri registi più noti, quelli che hanno fatto la storia del cinema, dal Neorealismo alla Commedia. O forse solo Fellini; di Pasolini, De Sica e Visconti e altri maestri, niente. 
Fa una certa impressione scoprire che siamo ridimensionati dai fatti, dalla storia: alla Società Dante Alighieri dove si studia l'Italiano, il nostro cinema di cui tanto ci vantiamo, è scarsamente o non conosciuto affatto (non abbiamo avuto quest'anno a Cannes neppure un film; inoltre, ai Mondiali di calcio, per dire, veniamo sistematicamente esclusi da ben tre edizioni, c'entra anche questo? forse). 
Ci vantiamo dell'arte e dell'architettura, mentre Praga pullula di stili da incanto; certo con talune influenze rinascimentali negli affreschi di cattedrali e chiese. 
E’ una città pulitissima, giovane, benché ricca di bellezze storiche e di grazia, senza alcuna ostentazione. 
 
 
E ancora, noi viviamo nella presunzione del nostro crederci nell’etica "giusta": ogni sguardo ci ridimensiona nella nostra ipocrisia provinciale piccolo-borghese, sul pregiudizio e sul tirare la pietra e nascondere la mano: parliamo dei locali notturni e del "mercato delle donne". 
Abbiamo aperto la visuale ad un mondo che ci lascia capire la nostra modestia, non siamo (o non siamo più) il centro del mondo, come qualcuno ancora si ostina a credere. 
Viviamo in ben altra dimensione, noi. 
Siamo solo un tassello, minimale, di un mondo che si espande e che potrebbe fare a meno di noi. 
Ma della nostra cultura speriamo di no. 

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