Un viaggio a Praga - impeccabilmente organizzato da Gigi
Di Giacomo, con il CineClub DeSicaCinit - lascia aperte molte porte, per
capire cosa rappresentiamo, cosa pensiamo di essere in questa nostra
realtà: molti elementi ci lasciano comprendere la nostra piccolezza,
spesso velata di presunzione.
Il nostro essere italiani al cospetto di una Europa nella quale si
giocava un ruolo di spessore.
Oggi, invece? Siamo ancora in tempo per
considerarci al centro del mondo?
E intanto il mondo va in ben altre
direzioni. Siamo stati nella Capitale Ceca dove abbiamo portato a
conoscenza il libro di critica cinematografica “Lo spettatore inquieto -
Critica dellaragione visionaria" (EditricErmes) presso la sede della
Società Dante Alighieri: una volontà, del De Sica, di perseguire la
logica di una "espansione" conoscitiva, ampliarsi al confronto con
realtà altre.
E questo ci ha dato modo di capire che la nostra
letteratura, il cinema il teatro l'arte, che erano un tempo fiore
all'occhiello, oggi lo sono molto meno.
Alcuni studenti di italiano non
conoscono i nostri registi più noti, quelli che hanno fatto la storia
del cinema, dal Neorealismo alla Commedia. O forse solo Fellini; di
Pasolini, De Sica e Visconti e altri maestri, niente.
Fa una certa
impressione scoprire che siamo ridimensionati dai fatti, dalla storia:
alla Società Dante Alighieri dove si studia l'Italiano, il nostro cinema
di cui tanto ci vantiamo, è scarsamente o non conosciuto affatto (non
abbiamo avuto quest'anno a Cannes neppure un film; inoltre, ai Mondiali
di calcio, per dire, veniamo sistematicamente esclusi da ben tre
edizioni, c'entra anche questo? forse).
Ci vantiamo dell'arte e
dell'architettura, mentre Praga pullula di stili da incanto; certo con
talune influenze rinascimentali negli affreschi di cattedrali e chiese.
E’ una città pulitissima, giovane, benché ricca di bellezze storiche e
di grazia, senza alcuna ostentazione.
E ancora, noi viviamo nella
presunzione del nostro crederci nell’etica "giusta": ogni sguardo ci
ridimensiona nella nostra ipocrisia provinciale piccolo-borghese, sul
pregiudizio e sul tirare la pietra e nascondere la mano: parliamo dei
locali notturni e del "mercato delle donne".
Abbiamo aperto la visuale ad un mondo che ci lascia capire la nostra
modestia, non siamo (o non siamo più) il centro del mondo, come qualcuno
ancora si ostina a credere.
Viviamo in ben altra dimensione, noi.
Siamo solo un tassello, minimale,
di un mondo che si espande e che potrebbe fare a meno di noi.
Ma della nostra cultura speriamo di no.




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