📺 TG7 Basilicata News🌿 #Gerusalemme, in una terra dove spesso si sperimenta la fragilità della vita.
🌿 #Gerusalemme, in una terra dove spesso si sperimenta la fragilità della vita, dove non sempre la vita è rispettata come dovrebbe, dove tante persone portano nel cuore ferite, paure, incertezze, la Parola di Dio ci ricorda che la vita non nasce dai nostri sforzi o dai nostri equilibri precari, ma ha una sorgente più profonda: Dio stesso”.
Queste le parole del Cardinal PierbattistaPizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, celebrando ieri la Messa per la solennità del #CorpusDomini. Una funzione suggestiva, celebrata nella basilica del Santo Sepolcro, conclusasi con la tradizionale processione eucaristica.
Nell’omelia, il porporato ha parlato il mistero eucaristico come dono concreto: “Dio non si limita a parlarci della vita, non ci offre semplicemente un insegnamento: si fa nutrimento. Qui, in questo luogo, dove ricordiamo il corpo donato sulla croce e il corpo risorto, capiamo meglio cosa significa: l’Eucaristia è il modo concreto con cui Cristo continua a donarci la sua vita”. Richiamando il contesto della #TerraSanta, il Cardinale ha sottolineato: “Celebrando l’Eucaristia qui, non possiamo dimenticare la realtà che ci circonda. Ma la festa di oggi non ci spinge alla polemica, né allo scoraggiamento. Ci invita piuttosto a guardare più in profondità. Ci invita a lasciarci educare dallo sguardo di Dio, che non si ferma alla superficie, ma vede possibilità di vita anche dove noi vediamo solo difficoltà”.
Da qui l’indicazione di una via possibile: “In mezzo alle tensioni, alle divisioni, alle fatiche di questa Terra, l’Eucaristia ci ricorda che la logica di Dio è diversa: non è la logica del trattenere, ma del donare; non è la logica del chiudersi, ma del condividere. È una logica che può sembrare fragile agli occhi del mondo, ma che in realtà è l’unica capace di costruire davvero”. Infine, l’invito a una testimonianza concreta: “Questo non risolve automaticamente i problemi, ma cambia il modo di stare dentro la realtà. Ci chiama a essere, qui, segni discreti ma reali di una vita diversa: capaci di custodire la vita, di gesti concreti di pace, di relazioni che non si chiudono nella paura. Qui comprendiamo che il dono non è perdita, ma passaggio alla pienezza”.
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