Il drammatico ricordo dello scontro tra i due treni in Puglia. Le testimonianze dei soccorritori a dieci anni da quel tragico 12 luglio: il racconto del tunnel di lamiere e il salvataggio disperato del piccolo Samuele.
POTENZA – Una ferita aperta che a distanza di un decennio continua a fare male. Quel 12 luglio di dieci anni fa, sotto un sole cocente che sfiorava i 39 gradi, la terra tra Andria e Corato si trasformò in un inferno di lamiere contorte e polvere. Dall'alto, il contrasto drammatico: la quiete verde dei campi di ulivi pugliesi squarciata da un cratere simile a quello di un vulcano, dove i due convogli ferroviari si erano scontrati frontalmente, puntando orribilmente verso il cielo.
Le immagini impresse nella memoria di chi c'era restituiscono i dettagli di un'estate rovente, in cui ogni pezzo di metallo scottava al punto da bruciare le mani dei soccorritori. Eppure, in mezzo a quel silenzio surreale spezzato dalle urla dei sopravvissuti, si è consumato un miracolo guidato dall'istinto e dall'umanità. Un passante nota un dettaglio vitale: la voce di un bambino che proviene dall'interno delle lamiere accatastate.
È l'inizio di una corsa contro il tempo. Un soccorritore si fa largo, scavando a mani nude un piccolo tunnel nell'oscurità tra il metallo tagliente. Una volta avvistato il piccolo Samuele, impossibilitato a muoversi e spaventato, l'uomo decide di agire non solo come professionista, ma come padre. "Ho lavorato da papà, mio figlio ha la sua stessa età", ricorda commosso, raccontando di come sia riuscito a tranquillizzare il bambino parlandogli di cartoni animati, tenendolo aggrappato alla vita fino all'arrivo delle squadre di terra con le attrezzature necessarie per estrarlo.
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