Grazie a Renato Nicolini se l'estate di Armando Lostaglio
Non c'è piazza di paese e persino di piccoli borghi che d'estate non celebri l'idea di aggregazione e di condivisione. Prima, fino agli anni '70 si celebravano nelle nostre comunità soltanto festeggiamenti religiosi e non sempre anche civili, con il cantante in piazza. Ma con gli anni '80, con l'avvento dell'effimero (così discusso e talvolta denigrato) le città nelle sere d'estate hanno cambiato volto. Tante le manifestazioni di svago e di cultura varia, con le sagre a dominare, ma anche musica, teatro, cinema.
In questi giorni è venuto a mancare Renato Nicolini (agosto 2012) colui che queste attrazioni le ha inventate, nella seconda metà di quel decennio, i '70, quando è stato assessore alla Cultura della Capitale, con la Giunta di sinistra di Carlo Giulio Argan. A lui si deve - con le ormai mitizzate estati romane - che un po' ovunque si diffondesse il germe di condividere l'estate in piazza, rivalutando centri storici e parchi, incontrarsi dopo cena non solo per gustare un gelato. Manifestazioni di musica, di balli, concerti da stadio e nei parchi, proiezioni di buon cinema all'aperto; intrattenimenti vari che a Torino - per esempio - l'allora sindaco Diego Novelli (anche del PCI) intitolava Punti verdi, recuperando parchi che di sera erano assediati da spacciatori e magnaccia.
Nei nostri borghi l'estate si allunga, e a molti sfuggirà che l'inventore di questa nuova socialità, di questa politica all'aperto in nome dell'arte e della cultura è ma anche dello stare insieme - porta il nome di Renato Nicolini. Ma la politica, quella dei palazzi e degli affari, dopo un decennio di attivissima opera di riconversione amministrativa verso la cultura, lo aveva progressivamente messo da parte, o almeno non se ne è sentito parlare. Anzi, talvolta lo si accusava di aver inventato l'effimero, il transitorio, ciò che non porta economia, anzi.
Lo avevamo incontrato molti anni fa in un corridoio del Palazzo del Cinema (a Venezia, dove se no?) mentre, con due sue collaboratrici, distribuiva un proprio programma per candidarsi a sindaco di Roma. Lo avevamo riconosciuto, e indicato a nostri giovani iscritti del CineClub come l'inventore di quelle ormai fantastiche notti romane. E lui, Nicolini, con il sorriso quale unico biglietto da visita, si meravigliava del nostro riconoscerlo. Era lì per farsi "rivedere", e reinventarsi forse un futuro politico che (ovviamente) non ci avvenne.
Roma ha avuto diversi sindaci in queste decenni, personaggi come Rutelli, Veltroni, persino Alemanno e via via altre meteore. Ma Nicolini aveva ben altro piglio, credeva nella cultura come evoluzione ed aggregazione. Era fin troppo avanti, mentre alle esequie, sono tutti lì ad esaltarne le doti.
Lui che amava tanto il cinema: Ettore Scola (nel 1990) lo omaggiò con un cammeo nel suo vivace Il viaggio di Capitan Fracassa al fianco di Massimo Troisi, Ornella Muti e Ciccio Ingrassia.
Se n'è andato proprio in piena estate Renato Nicolini, a settant'anni, l'architetto e il drammaturgo; un "compagno" di tempi che sembrano remoti, eppure sono vivi in tutte le feste di piazza della nostra ben più lunga estate. (Tutta colpa di Nicolini se oggi si vive l'abuso festoso e forse scriteriato?) (5.8.2012)
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