MELFI – Nel corso dell'evento “Melfi cattedra della storia”: I Concili Papali di Melfi e le radici storiche, i relatori che si sono alternati sul palco — introdotti dal coordinamento e dai saluti istituzionali ecclesiastici — hanno approfondito l'importanza storico-politica e spirituale della città di Melfi attraverso i secoli.
A guidare il pubblico alla scoperta del ruolo geopolitico dei Normanni e di Melfi come "testa di ponte" nel Mezzogiorno è stato Mario Prignano, Caporedattore del TG1, giornalista radiotelevisivo, saggista e storico, noto anche come conduttore della rubrica televisiva TG1 Dialogo e autore di svariate pubblicazioni storiografiche (tra cui un saggio sugli antipapi edito da Laterza). Prignano ha analizzato nel dettaglio i concili medievali convocati dai pontefici — in particolare il primo concilio di Niccolò II del 1059 con le sue riforme elettorali e sui costumi del clero — affascinando la platea con la ricostruzione storica del cosiddetto "concilio fantasma" del 1130 a opera dell'antipapa Anacleto II, evento determinante per la nascita del Regno di Sicilia con la successiva incoronazione di Ruggero II.
Una chiave di lettura strettamente spirituale e antropologica è stata poi offerta da Don Salvatore Shannamea, sacerdote specializzato in antropologia teologica e autore di numerosi contributi bibliografici e teologici. Nel suo intervento ha tracciato un suggestivo parallelo tra la "speranza feudale" del Medioevo (fondata su alleanze di potere, castelli, armi e ricerca di sicurezza terrena) e la "speranza evangelica" (ispirata alla povertà e alla fraternità francescana, incentrata sul servizio e sull'apertura delle braccia piuttosto che sulla forza). Don Salvatore ha così proposto un'articolata riflessione sul ruolo attuale della Chiesa e dei laici, invitando a riscoprire un'autenticità lontana dalle logiche puramente clericali o di potere.
A tirare sapientemente le somme del dibattito è stato infine Monsignor Ciro Fanelli, Vescovo della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, che sta guidando la comunità ecclesiale locale nel percorso sinodale. Il Vescovo ha collegato la gloriosa eredità storica dei Concili di Melfi alle sfide del tempo presente e all'imminente sinodo diocesano. Partendo dal desiderio antropologico di novità e dal concetto teologico di Cristo come "novità assoluta", Mons. Fanelli ha spiegato come la Chiesa sia chiamata a leggere il passato non con nostalgia sterile, ma come chiave per abitare il presente in modo profetico, unendo sapientemente tradizione e innovazione.

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