SANT'ILARIO (PZ) – 28 Agosto 2026 — L'incontro pubblico tenutosi a Sant'Ilario e documentato nel video non è stato un semplice convegno di musicologia, ma un vero e proprio racconto corale, strutturato quasi come un feuilleton a puntate. Al centro della riflessione c'è l'organetto: non solo come strumento musicale, ma come simbolo di identità, aggregazione e storia comunitaria.
Una scintilla che attraversa i decenni
Il racconto prende le mosse dal 1972, quando i giovanissimi fratelli Vito e Antonio Telesca (allora di 7 e 4 anni) assistono per la prima volta al suono di un piccolo organetto a due bassi rivestito di madreperla suonato da "Dino l'abruzzese" durante un matrimonio. Da quell'episodio nasce quella che viene definita "la prima scintilla": una folgorazione destinata a segnare profondamente le loro vite e, indirettamente, la storia musicale del territorio.
Dalla curiosità infantile alla nascita di una scuola
Nei primi anni '70, in un contesto in cui molti genitori erano emigrati in Germania in cerca di lavoro, i due fratelli crescono tra Sant'Ilario e Casale di Sotto. L'avvicinamento allo strumento avviene attraverso espedienti rocamboleschi: le incursioni furtive per suonare l'organetto del nonno (Zetòn Giovanniel), gli insegnamenti spontanei ricevuti da figure locali come "Ziapp' e Runata", e l'acquisto del primo vero strumento ad Atella nel 1976 grazie all'interessamento del padre Giacomin.
Senza spartiti, internet o tutorial digitali, i fratelli Telesca imparano "rubando con gli occhi e con le orecchie", ascoltando musicassette e osservando i suonatori di passaggio. È una didattica fatta di tentativi, errori e di una filosofia di fondo che diventerà il loro motto: "Se lo fanno loro, possiamo farlo anche noi".
Negli anni '80, la crescente notorietà li porta a suonare in piazze, matrimoni e feste patronali, trasformandosi progressivamente in "una sola persona con l'esperienza di due". Ben presto, la richiesta di imparare da parte di concittadini e giovani allievi trasforma la passione in un'attività didattica strutturata: nasce così la scuola di organetto dei fratelli Telesca, che negli anni formerà generazioni di musicisti, portando numerosi allievi a vincere competizioni nazionali e internazionali (tra cui quattro campioni del mondo).
I trent'anni del Festival Nazionale e la ripartenza
Un capitolo fondamentale della storia raccontata nel video è legato al Festival Nazionale dell'Organetto di Sant'Ilario, nato nel 1990 grazie all'intuizione di Vito, Antonio, Vincenzo Carriero e dello zio Vito Telesca. In un'epoca priva di social network e smartphone, l'organizzazione avveniva casa per casa, seguendo indirizzi annotati sulle copertine delle musicassette.
Nel corso di trent'anni, la manifestazione è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento nazionale, accogliendo grandi maestri e costruttori da tutta Italia sotto la direzione artistica di figure come Beniamino Bugiolacchi. Dopo lo stop forzato causato dalla pandemia nel 2020 e da successive difficoltà logistiche, il festival è pronto a scrivere un nuovo capitolo.
Quale futuro per l'organetto?
La domanda che dà il titolo all'incontro — "Quale Futuro?" — apre a una riflessione cruciale sulla necessità di fare rete. Come sottolineato nel corso della serata alla presenza dell'amministrazione comunale di Atella e di importanti esponenti della tradizione come il maestro Salvatore Pace (direttore artistico della 31ª edizione del festival), la sfida odierna non è soltanto custodire la memoria, ma trasmetterla alle nuove generazioni.
L'obiettivo per il futuro, rilanciato anche dal sindaco Giuseppe, è unire le forze tra scuole, associazioni, maestri e istituzioni per valorizzare un patrimonio culturale che non appartiene ai singoli, ma all'intera comunità. La scintilla accesa nel 1971 non solo non si è spenta, ma continua a brillare, pronta a tramandare nuove storie e a suonare il futuro della Basilicata.
Redazione Cultura & Territorio | Reportage e documentazione video a cura della redazione giornalistica. Tutti i diritti riservati.

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