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IL MISTERO DICE OKAY ALLA ENEL LONGANESI.: PUO’ CERCARE PETROLIO NEL MAR IONIO CON LA TECNICA DELL’AIR-GUNS

Il Ministero dell’Ambiente, con decreto del 12 giugno 2015, ha riconosciuto la compatibilità ambientale del progetto di ricerca di idrocarburi al largo delle coste ioniche, con il sistema dell’air-guns. La società richiedente potrà cercare nei nostri fondali, il petrolio, scandagliando i fondali e concordando con l’ISPRA un “cronoprogramma di effettuazione delle prospezioni”. Il ministero dell’Ambiente, se da un lato esclude la pericolosità della ricerca con air-guns, dall’altra precisa che che la società dovrà modellare il segnale acustico secondo il segnale meno impattante.

Sembra un controsenso dire che l’impatto non c’è e poi imporre alla società l’uso di un segnale meno impattante. Qualcuno potrebbe ritenere tali indicazioni, come altre, del tutto irrilevanti, eppure non possiamo non pensare a quale sarà l’impatto della ricerca di idrocarburi per il settore del turismo, della pesca e per le economie delle popolazioni che vivono e lavorano lungo le coste ioniche. La lettura della relazione tecnica espressa dalla Commissione di verifica della compatibilità ambientale del progetto (commissione tecnica che registra tra i suoi componenti ben 10 architetti), ci lascia perplessi ma evidenzia anche, numerosi aspetti che ci portano a ben sperare per un ricorso al Tar. Il provvedimento di compatibilità ambientale del progetto d 79 può essere impugnato da tutti i comuni indicati nel decreto entro 60 giorni dalla sua pubblicazione. Dalla lettura dei documenti non è sfuggito un altro aspetto. Le uniche regioni che hanno espresso un netto e formale rifiuto al progetto sono la Regione Calabria e la Regione Puglia. Assente (ingiustificata) ancora una volta la Basilicata che è una delle poche a non aver ritenuto opportuno neanche impugnare, innanzi alla Corte Costituzionale, il decreto Sblocca-Italia. La mancata presentazione di osservazioni contro il progetto d 79 da parte della Regione Basilicata, non ne impedisce, però, l’eventuale ricorso al TAR. Cosa faranno i comuni e la regione Basilicata rispetto a questo progetto? Mediterraneo no triv auspica un intervento forte e incisivo a tutela del nostro mare e delle nostre economie con il ricorso al TAR Lazio, tanto più se consideriamo che l'istanza d 79 della Enel longanesi è solo uno degli 11 progetti di ricerca che altrettante società petrolifere intendono portare avanti nel Golfo di Taranto. MEDITERRANEO NO TRIV AVVOCATO GIOVANNA BELLIZZI

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