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EMERGENZA BOREANO

Fiamme altissime si alzano il 15 gennaio nella notte scura, rabbiose verso il cielo. E’ l’una di notte. Si sente una donna che si dispera, un pianto angosciante, straziante, da strizzare il cuore e l’anima. Sono lacrime di dolore: il fuoco innescato mentre dormiva ha bruciato il suo rifugio, i suoi vestiti, i suoi effetti, i suoi documenti, il suo permesso di soggiorno, le foto dei suoi bambini, dei suoi fratelli.


Il terrore pervade il Campo di Boreano contro chi ha commesso questo impavido e infausto gesto. Un gesto compiuto a freddo, senza remore di chi potesse rimaner ferito o addirittura bruciato vivo nel fuoco. Ciò che ne rimane oggi è solo cenere, scheletri di case di cartone e tanta paura, rabbia, spavento. 


Ebbene centinaia di migranti che sono rimasti qui dopo la raccolta del pomodoro per la raccolta delle olive, o molto semplicemente in cerca di lavoro o non sapendo dove andare e adesso temono il freddo e per le loro vite. Da giorni i cittadini di Lavello attraverso l’Associazione Agorà e in collaborazione con l’Astea di Lavello, l’Associazione Sefora Cardone Onlus, Opti’ Poba e Caritas di Potenza, e dei volontari della città di Canosa di Puglia e della Caritas di Andria stanno provvedendo tutti i giorni a portare coperte, vestiti, scarpe, cibo. 



La situazione è diventata insostenibile: questi alloggi di fortuna sono con i tetti sfondati, in condizioni igienico sanitarie precarie, senza acqua, ne luce, ne corrente. Il fango e la melma infesta i loro rifugi, diventa impossibile sopravvivere. Ci chiediamo, sentendoci impotenti difronte allo sconforto e ai gesti deplorevoli della cattiveria umana, cosa il nostro territorio sia stato in grado di offrire a chi cerca sostentamento e riscatto attraverso il lavoro che, troppo spesso, è sfruttato, sfiancante. 



Ciò che vorremmo è che la vita di queste persone siano poste al centro di una grande vertenza sociale della nostra regione, in grado di diffondere la consapevolezza del fatto che la condizione in cui ogni anno vivono centinaia di immigrati in questo pezzo di Basilicata non deve restare “invisibile o inesistente”, ma è una questione che interessa ogni singolo cittadino e soprattutto, le istituzioni regionali e territoriali. 


Chiediamo che si avvii con efficacia ed efficienza degli interventi sul posto e che si proceda a strutturare azioni volte all’accoglienza e a politiche inclusive per poter aiutare in modo tangibile queste persone in difficoltà."


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