Numerosi
sono stati i pellegrini accorsi ai piedi dell’Arcangelo.
di
Angela Traficante
La semplicità e
l’essenzialità hanno caratterizzato tutti i momenti della festa in onore di San
Michele Arcangelo, nella bellissima Badia a Monticchio Laghi.
Canti di lode, preghiere
di affidamento, suppliche, invocazioni, si sono levati, come incenso, durante
le Sante Messe che, incessantemente, sono state celebrate fin dalle prime ore
del mattino l’8 Maggio scorso, giorno dell’anniversario dell’apparizione
dell’Arcangelo, “fedele soldato di Dio” a Monte Sant’Angelo, sul Gargano.
La Chiesa e la tradizione popolare custodiscono con profonda devozione l’antica festa liturgica che, in tempi lontani, richiamava interminabili folle di fedeli.
Ma, ancora oggi, è forte
il desiderio di onorare e custodire il culto verso “il più potente Protettore
della Chiesa”, la cui statua, che trasmette tutta la potenza di Dio nella lunga
spada impugnata con forza nella mano destra e levata con fierezza da San
Michele, è situata nella grotta vulcanica della Badia, “incastonata” come una
perla preziosa tra i meravigliosi boschi del Vulture.
Tantissimi pellegrini,
tra cui molti provenienti dalle regioni limitrofe, hanno raggiunto il
santuario, complice la tiepida giornata che ha caratterizzato la Domenica della
solennità dell’Ascensione di Gesù.
Certo, non ci sono più i
pellegrinaggi di un tempo quando, nella notte precedente la festa, ci si
metteva in cammino, col rosario tra le mani, per giungere all’alba in chiesa e
rendere onore al Santo con antichi canti popolari e suppliche.
In passato giungevano a
Monticchio pellegrini dai paesi vicini, oggi solo la comunità di Monteverde
conserva gelosamente la tradizione di recarsi in pellegrinaggio alla Badia, il
mattino, per partecipare all’affollata Santa Messa, prima di mezzogiorno e
ringraziare “il principe delle milizie celesti” per aver risparmiato la
comunità dalla terribile peste che minacciava un tempo, le popolazioni.
E’ stata una festa
sobria, senza fanatiche pretese, con nessuna mania di protagonismo, senza
effetti “scenografici”, senza fronzoli che rischiano di indebolire l’autentico
raccoglimento necessario per vivere un’intensa e sincera spiritualità.
E la semplicità e
l’umiltà sono caratteristiche proprie del Rettore della Badia di San Michele a
Monticchio Laghi, Padre Giuseppe Cappello, instancabile francescano che, col
prezioso sostegno dei devoti e non senza difficoltà, ha rinnovato sapientemente
l’antica chiesa dotandola di un efficace sistema d’illuminazione e di semplici
accorgimenti che danno onore e decoro al Tempio di Dio.
“Mettiamo mattone dopo
mattone, come ha fatto San Francesco” ha detto timidamente Padre Giuseppe
“facciamo una cosa per volta perché non abbiamo tante possibilità economiche.
Ma questo non ci preoccupa perché il Signore e San Michele provvederanno, come
hanno sempre fatto”.
Il dono della
Provvidenza è arrivato proprio per la festa di San Michele perché, durante la
celebrazione, è stato benedetto il nuovo ambone, lavorato interamente a mano,
con legno di castagno, dall’artigiano Filomeno
Di Stefano.
Mai si scoraggia l’umile
seguace del “poverello d’Assisi” che non si presta a fastose e solenni
celebrazioni ma, al contrario, prima di incamminarsi col popolo di Dio per le
tradizionali processioni, invita sempre tutti, con ammirabile pacatezza, al
silenzio orante e alla partecipazione rispettosa e ordinata.
Gli applausi e le
preghiere dei numerosissimi fedeli hanno accolto fuori la chiesa la statua di
San Michele, per la tradizionale processione che si è svolta nelle strade
adiacenti alla Badia, scandita dai rituali e, successivamente, ricchi ed
articolati fuochi d’artificio a cura di Dino Salbitani e Paola Altieri,
ferventi sostenitori della festa.
“Nel giorno dell’Ascensione
possiamo dare a Gesù un “titolo” che appartiene al Papa, anche se l’umiltà di
Francesco lo respinge, quello di “Sommo Pontefice” perché è l’unico che
costruisce ponti tra la nostra storia e Dio.” ha affermato nell’omelia della
Santa Messa vespertina Padre Edoardo Scognamiglio, Ministro Provinciale di
Napoli dell’Ordine dei Frati Conventuali. “Dobbiamo essere gioiosi e colmi di
speranza, perché sappiamo che il Maestro Risorto intercede per noi presso il
Padre fino alla fine. Al giudizio finale” ha continuato Padre Edoardo “il
demonio ci accuserà di tutti i nostri peccati davanti a Dio ma Gesù ci
difenderà e intercederà per noi, perché il demonio separa, accusa, ma Cristo
unisce e difende”.


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