Venosa. Un migrante afgano espulso dal centro migranti di Palazzo San Gervasio da alcuni giorni sosta davanti l'ospedale


Da alcuni giorni nella cittadina oraziana sostava davanti l’ospedale San Francesco una persona dall’aspetto strano. Ad informare di questa presenza al sottoscritto alcune signore che ogni mattina fanno joggin passando proprio dall’ospedale. Di questa presenza è stata informata un amministratore comunale nella persona dell’assessore Carmela Sinisi, che si è subito prodigata per trovare una degna sistemazione a questa persona, risultata un afgano che stava presso il centro rifugiati di Palazzo San Gervasio.Sembra che dormisse sul ciglio della strada provinciale Venosa-Ginestra.L’Avv.Arturo Covella dell’associazione “Venosa Pensa” informato dall’assessore comunale Carmela Sinisi è intervenuto per spezzare il clima di indifferenza mostrato nei riguardi di questo afgano ed ha dichiarato: “Nella mattinata del 25 ottobre con l'assessore Carmela Sinisi ho avuto modo di toccare con mano ancora una volta l'insensatezza e l'assurdità delle leggi italiane. Dopo una segnalazione circa la presenza di un ragazzo nei pressi dell'Ospedale di Venosa, ci siamo recati sul posto per capire chi fosse e perchè stava lì. Il ragazzo, praticamente nudo(con una maglietta a maniche corte, un lenzuolo bianco sulle spalle, un pantalone corto, senza scarpe e con segni di escoriazioni sul corpo) sostava da alcuni giorni nei pressi dell'Ospedale di Venosa e aveva trascorso le notti all'aperto. Con difficoltà, dopo aver superato la sua diffidenza e paura, abbiamo scoperto che si trattava di un cittadino afgano (che capiva la nostra lingua ma non la parlava), trattenuto presso il CPR di Palazzo San Gervasio per diversi mesi perchè sprovvisto di documenti di soggiorno in Italia e, quindi, lasciato libero il 24 ottobre alle ore 12.15 circa per decorrenza dei termini di "detenzione". In pratica, il ragazzo in questione, dopo essere stato fermato, identificato, privato della libertà personale per diversi mesi, è stato rimesso in libertà ovvero è stato semplicemente abbandonandolo in mezzo alla strada con un ordine di lasciare il nostro Paese entro 7 giorni. Una situazione assurda. Una situazione che mostra, da un lato, come la propaganda sui rimpatri degli stranieri sia solamente "fumo" che si vende per acquistare consenso elettorale, essendo incapace lo Stato italiano di procedere realmente ai rimpatri degli stranieri irregolari; dall'altro lato, la brutalità della legge che consente di abbandonare un cittadino in mezzo alla strada come se fosse un sacco di immondizia. Sono veramente inorridito per quanto accaduto e mi pongo alcune domande: 1) è civile uno Stato che tratta gli esseri umani in questa maniera ? 2) lasciare un cittadino in evidenti difficoltà fisiche e mentali solo in un territorio a lui sconosciuto, non è forse un pericolo anche per la comunità ? 3) che senso ha trattenere per mesi uno straniero in un CPR (spendendo denaro pubblico) se poi lo Stato non è in grado di effettuare i rimpatri ? 4) come può un cittadino senza neppure le scarpe ottemperare all'ordine di lasciare il nostro Paese a proprie spese ? Le contraddizioni della Legge italiana e di un sistema che non funziona. Le contraddizioni della politica che diviene semplice propaganda invece di farsi arte della risoluzione dei problemi. Possiamo continuare a gridare sui social e nelle televisioni slogan di ogni tipo, ma questi casi saranno sempre la realtà concreta con cui istituzioni, associazioni e cittadini dovranno scontrarsi e a cui dovranno cercare di offrire risposte. Ringrazio per il loro intervento, per l'umanità e per la disponibilità il corpo della Polizia Municipale di Venosa, l'Arci di Venosa nella persona di Andrea Griesi, la Caritas, il mediatore culturale, la Comunità degli Eremiti del Cerreto”. 

Lorenzo Zolfo

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