"Ci vogliono parecchi luoghi dentro di se' per avere qualche speranza
di essere se' stessi."
Lo scrive il filosofo Jean Bertrand Pontalis, e a noi sovviene l'idea
di quanto cinema abbia esplorato luoghi come territori e soprattutto
luoghi dell'anima, per carpire il mistero dell'esistenza, della nostra
caducità, nella difficoltà ad accettare e a comunicare con l'altro: una
prossemica complicata per quei "possibili significati delle distanze
materiali che l'uomo tende a interporre tra sé e gli altri."
A Venezia la Mostra del Cinema si offre come chi sa osservare il mondo
senza alcuna preclusione, e fa della stagione estiva al suo crepuscolo,
il momento più fantasioso e pur vero. Film e film, idee che si
contrappongono in una coda d'estate che esalta fede e speranza, passioni
e urgenze di pace.
Sovviene un verso di Sandro Penna: "L'estate se ne andò senza rumore.
Nubi leggere ad una ad una il cuore gremirono di segni senza nome.
"
Volgere con dolcezza e senza rumore è una forza non di poco conto.
Le inquietudini che si riavvolgono in un film già visto o che
vedremo/faremo:
Cinema ovunque, come impegno civile
come memoria da custodire, e dubbi da coltivare.
Ian McEwan, sceneggiatore, ci sollecita in una riflessione che
racchiude l'essenza cinefila:
"Il poetico, lo scientifico, l'erotico: perché mai la fantasia avrebbe
dovuto votarsi al servizio di un unico padrone?"
Armando Lostaglio

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