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​📺 Il Carnevalone Montese rinnova la magia del Martedì Grasso a Montescaglioso

 Servizio di Raffaele Capobianco

 Come ogni anno, fin dalle prime luci dell’alba, Montescaglioso si è risvegliata al suono profondo e ancestrale dei campanacci: 
un richiamo antico che annuncia il ritorno del Carnevalone Montese, rito identitario che si rinnova puntualmente il Martedì Grasso, quest’anno celebrato il 17 febbraio. Un appuntamento atteso, sentito, vissuto con partecipazione collettiva, che affonda le sue radici nella civiltà contadina e nei riti propiziatori legati alla fertilità della terra e al passaggio tra inverno e primavera. Il Carnevalone Montese nasce dalla cultura rurale dei massari e dei braccianti. È un rito sospeso tra sacro e profano, tra festa e penitenza, tra eccesso e rinuncia. Un tempo rappresentava un momento di rottura delle regole sociali prima dell’inizio della Quaresima, ma anche un gesto simbolico per “risvegliare” la terra in vista della nuova stagione agricola. Le maschere in carta pesta e cartone, i volti grotteschi, gli abiti poveri e trasandati raccontano un mondo arcaico, autentico, che resiste al tempo. Protagonisti indiscussi della giornata sono le figure tradizionali che animano il corteo: Carnevalone – Il vecchio re decaduto, stanco e malandato, con il suo inseparabile ombrello nero. È il simbolo degli eccessi del Carnevale, destinato al rogo finale. Quaremma – La vedova vestita a lutto, moglie del Carnevalone, incarnazione della penitenza e dell’austerità che seguiranno. Carnevalicchio – Il bambino in fasce, portato in braccio dalla Quaremma, simbolo di rinascita e futuro: dalla morte nasce sempre nuova vita. La Parca – Figura enigmatica che fa roteare il fuso, richiamando il destino e l’inevitabilità della morte. Sgherri e Pulcinella – Maschere irriverenti e rumorose che sovvertono l’ordine costituito, tra schiamazzi, scherzi e caos liberatorio. La giornata ha inizio all’alba, quando i rintocchi dei campanacci rompono il silenzio e i figuranti iniziano a percorrere le vie del paese. Casa dopo casa si rinnova l’antica richiesta di offerte: denaro, vino, cibo. Un gesto che rievoca la solidarietà contadina e la condivisione comunitaria. Il momento culminante arriva a mezzanotte, con il simbolico “funerale” e il rogo del Carnevalone. Le fiamme illuminano la notte e sanciscono la fine del tempo dell’eccesso. Con il suo sacrificio si apre ufficialmente il periodo dei quaranta giorni di Quaresima. Una delle tradizioni più belle e significative del Carnevalone Montese è la partecipazione attiva dei bambini, coinvolti fin dalla tenera età. Già da piccoli indossano maschere realizzate a mano, costruiscono carretti e accompagnano i cortei con piccoli campanacci e imparano dai più anziani i gesti, i canti e i significati del rito. Molti bambini interpretano versioni in miniatura dei personaggi tradizionali, dando vita a un “piccolo Carnevalone” che precede quello ufficiale. È così che la tradizione si tramanda: di generazione in generazione, attraverso lo sguardo curioso dei più piccoli che diventano, anno dopo anno, protagonisti consapevoli di un patrimonio culturale unico. Il Carnevalone Montese non è solo una festa: è memoria collettiva, identità, appartenenza. Ogni Martedì Grasso ,quest’anno il 17 febbraio Montescaglioso si stringe attorno a questo rito antico, che continua a raccontare il ciclo eterno della vita: morte e rinascita, fine e nuovo inizio. E mentre le fiamme consumano il vecchio Carnevalone, nei vicoli del paese resta la certezza che, con l’alba del prossimo anno, il suono dei campanacci tornerà ancora a risuonare.

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