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​📺 TG7 Basilicata News. In manette la banda della Marmotta, Truffa anziano. CIF su "Il patriarcato..."

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 Il boato della "marmotta" non risparmiava nessuno, sventrando sportelli automatici tra la Puglia e la Basilicata in una scia di detriti e terrore. La corsa della banda degli sportelli ATM è finita, quando i Carabinieri hanno stretto le manette ai polsi di cinque persone, accusate di aver trasformato i centri abitati in veri e propri scenari di guerra urbana. Con un bottino che scavalca i 200.000 euro, il gruppo agiva con spietata precisione, utilizzando micidiali ordigni artigianali per far saltare le casseforti e dileguarsi nel buio. Dalla provincia di Taranto fino ai comuni lucani, ogni colpo era un rischio calcolato che lasciava dietro di sé danni strutturali enormi e un profondo allarme sociale. Un’indagine serrata, fatta di analisi scientifiche e pedinamenti, ha permesso di smantellare un’organizzazione che aveva reso il confine tra le due regioni la propria terra di conquista. 

 La crudeltà del "finto incidente" non ha pagato. Un 48enne campano è finito agli arresti domiciliari dopo aver rapinato un pensionato di Montescaglioso. L'inganno era stato spietato: una telefonata di un finto Comandante dei Carabinieri annunciava che la figlia dell'anziano aveva investito una donna incinta e che, per salvarla, servivano 5 mila euro. In preda al panico, la vittima aveva consegnato il bancomat al complice del truffatore, che era riuscito a sottrarre circa 2 mila euro tra prelievi e gioielli. La fuga del malvivente si è fermata nell'hinterland napoletano, dove i Carabinieri lo hanno rintracciato grazie alle telecamere di videosorveglianza che avevano ripreso la sua auto. Ora l'uomo dovrà rispondere di truffa aggravata. Ora è sorvegliato a vista dal braccialetto elettronico. 

 Nella prestigiosa cornice della Sala del Trono del Castello Pirro del Balzo a Venosa, si è tenuto un incontro di profonda riflessione civile organizzato dal CIF (Centro Italiano Femminile). Il tema, dal titolo provocatorio e necessario "Il patriarcato si può cambiare?", ha richiamato una fitta partecipazione di pubblico, istituzioni e associazioni, ponendo l'accento su un cambio di prospettiva fondamentale: leggere la violenza di genere non solo come un problema femminile, ma come una questione che interpella direttamente il mondo maschile. L’evento, introdotto dalla presidente del CIF di Venosa, Savina Di Grisolo, ha dimostrato la forza della coesione territoriale. La presenza di numerose sigle associative (Fidapa, Lions, Rotary, UNITRE, Fidas e molte altre) ha testimoniato come la lotta alla violenza di genere sia diventata una responsabilità collettiva e non più legata a singole sigle. Il sindaco Francesco Mollica e l’assessore alle pari opportunità Lucia Di Vietri hanno ribadito l'impegno dell'amministrazione nel sostenere percorsi di sensibilizzazione, sottolineando come la cultura del rispetto debba essere seminata innanzitutto tra i giovani e nelle scuole. Ospite d’eccezione e moderatrice del dibattito è stata Matilde D’Errico, autrice e regista di programmi di successo come Amore Criminale e Sopravvissute. Nel suo intervento, la D’Errico ha scavato nelle radici della violenza: "La violenza è figlia del potere. Un uomo violento è un uomo che nella relazione non vuole perdere la posizione di dominio. Dobbiamo educare i nostri figli ad accettare il rifiuto: essere rifiutati non è una vergogna, è parte della vita." Attraverso la proiezione di clip e testimonianze, è stato mostrato come il patriarcato non sia un'emergenza episodica, ma un sistema strutturale che si manifesta anche in forme raffinate di controllo psicologico ed economico. Un contributo tecnico di grande rilievo è arrivato dagli esperti del settore. L’avvocata Dalila Grieco e la dottoressa Luisa Comitino hanno illustrato il lavoro dei centri di recupero per uomini maltrattanti, spiegando che la violenza è sempre una scelta e che, attraverso percorsi di responsabilizzazione, è possibile interrompere il ciclo degli abusi. Lo psicoterapeuta Roberto D’Ippolito ha poi approfondito il legame tra l'agito violento e la difficoltà di gestire le "emozioni negative" come la frustrazione o il senso di inadeguatezza, che nel modello patriarcale vengono trasformate in rabbia e controllo. L’incontro è stato intervallato da momenti di forte impatto emotivo grazie alle letture delle poetesse Celeste Alberti, Francesca Berillo e Rosa Pugliese, che hanno dato voce al dolore delle vittime ma anche alla speranza di una rinascita. In chiusura, Padre Cesare Locatelli ha offerto una riflessione antropologica, richiamando il magistero di San Giovanni Paolo II sulla dignità originaria dell'uomo e della donna, intesi come "intero" in relazione paritaria e non come soggetti di dominio. L'evento si è concluso con un invito pratico e concreto: non restare indifferenti. Il patriarcato si cambia partendo dal linguaggio, dall'educazione dei figli e dal coraggio degli uomini di dissociarsi da modelli tossici di virilità.

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