Carretta, accusato da una donna nel corso del processo contro Caruso
Le nostre storie appaiono come una sorta
di racconto corale, di resistenza, all’interno
del quale ciascuno traccia un itinerario solitario
o comunque irripetibile.
La nostra vita, il nostro film, gli ideali e la Storia che è anche
questo.
Grazie al grande Cinema, con registi di spessore.
Questa storia
ne è un emblema.
Donato Carretta era nato a Lavello in Basilicata nel 1891, venne ucciso
a Roma il 18 settembre 1944, in quel terribile linciaggio pubblico di
una folla inferocita per la strage delle Fosse Ardeatine.
Carretta dopo essere stato gettato nel Tevere
Era stato un
funzionario, direttore del carcere dell'Asinara negli anni Trenta e in
seguito del carcere di Regina Coeli fino alla liberazione di Roma: il
suo nome è passato alla storia per essere stato linciato durante il
processo all'ex questore della città Pietro Caruso.
Il film "Giorni di gloria" girato a più mani da vari registi come
Luchino Visconti, Giuseppe De Santis, Mario Serandrei, Marcello
Pagliero, vede proprio nel grande Luchino Visconti il segmento di
sequenze sulle fasi del drammatico linciaggio di Donato Carretta,
scambiato per l'aguzzino che non era.
Scrive
Lingiardi, psichiatra e critico di cinema: "Una pagina di rabbiosa
disumanità in quei giorni esasperati su cui tornare, non per riscrivere
torti e ragioni della Storia, ma per studiarne, fuori dall'enfasi
celebrativa, la dolorosa complessità psicologica."
Le conseguenze della guerra, dove ci aveva trascinato il fascismo,
hanno fatto strage di umanità e di sentimenti.
Una tragedia che ci tocca, anche come lucani.
Armando Lostaglio


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