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📺 XXI Certamen "Giustino Fortunato": Mauro Geraci

IIS "G. Fortunato" Rionero in Vulture, 8 Maggio 2026. 

Mauro Geraci (Università di Messina), antropologo e cantastorie, sul Sud nella canzone popolare. 

Il Sud come Piazza del Mondo: L’Antropologia Cantata di Mauro Geraci al XXI Certamen "Giustino Fortunato"

In occasione del XXI Certamen "Giustino Fortunato", l'I.I.S. "G. Fortunato" di Rionero in Vulture ha ospitato un intervento di straordinario spessore culturale e umano: quello di Mauro Geraci, professore di antropologia presso l'Università di Messina, nonché raffinato interprete e continuatore della tradizione dei cantastorie.

L'intervento di Geraci non è stato solo una lezione accademica, ma una vera e propria performance narrativa che ha trasformato la sala in una "piazza universale", utilizzando la voce e la chitarra per esplorare le ragioni profonde della cultura popolare meridionale.

Il Sud oltre lo stereotipo

Geraci ha aperto il suo intervento [01:21] ponendo una sfida intellettuale: il Sud non è un'identità chiusa o localistica, ma una "costruzione ideologica" che cambia a seconda del punto di vista. Per i cantastorie, il Sud è la "piazza del mondo", un luogo di riflessione pubblica dove le vicende locali diventano universali.

Citando grandi della letteratura come Elio Vittorini, Giovanni Verga e Stefano D'Arrigo [02:44], il professore ha mostrato come nelle loro opere (da Le città del mondo a I Malavoglia fino a Horcynus Orca) il microcosmo meridionale diventi lo specchio di dinamiche globali, guerre mondiali e crisi epocali.

La ballata come strumento di inchiesta

Il ruolo del cantastorie è paragonato a quello di un moderno "trovatore" [04:42], qualcuno che va a scovare le verità che i giornali, la TV e persino internet spesso mettono a tacere. Attraverso tre ballate fondamentali, Geraci ha ripercorso la storia e le lotte del meridione:

1. "Il Meridionale" di Franco Trincale

Eseguita intorno al minuto [07:28], questa ballata degli anni '80 elenca crudamente gli stereotipi del Sud (la cipolla, il padrone, l'emigrazione, le baracche) per poi sovvertirli in un finale potente: "Voglio fare la rivoluzione" [09:51]. È il grido di chi rifiuta la rassegnazione e lo sfruttamento.

2. "La Sicilia Cammina" (Buttitta/Busacca)

Geraci ha omaggiato il grande Ciccio Busacca e il poeta Ignazio Buttitta [10:25] con questo brano di impegno civile degli anni '60. La canzone racconta una Sicilia che cambia, che marcia con Danilo Dolci e che grida "Alla mafia dici no, ai riformi dici sì" [12:13]. È la rappresentazione di un popolo che smette di essere "lavapiatti" per stringere i pugni e rivendicare la propria dignità.

3. "Il Terrestre" (Geraci/Trincale)

In una satira graffiante della modernità [17:30], Geraci ha proposto una ballata scritta a quattro mani con il suo maestro Franco Trincale. Qui il "terrone" diventa il "terrestre" globale, immerso nel consumismo iper-tecnologico (tra smartphone, Netflix, Amazon e metaverso), ma che alla fine si ritrova svuotato di senso. È una critica feroce alla "morte agiata" della società del profitto.

Una conclusione verso la Luna

L'intervento si è chiuso con un'esortazione alla libertà e alla pace attraverso la ballata "Minni vai unta la Luna" [23:28], ispirata all'allunaggio del 1969. In questo "viaggio verso la fortuna", la Luna diventa il luogo utopico dove non ci sono ministri, né confini, né guerre, ma solo uguaglianza e "vera libertà" [27:32].

Mauro Geraci ha dimostrato che la tradizione dei cantastorie non è un reperto museale, ma un linguaggio vivo e necessario per leggere le contraddizioni del nostro tempo, portando il pubblico del Certamen a riflettere profondamente sulla necessità di restare umani in un mondo sempre più automatizzato e diviso.

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