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CONFARTIGIANATO: DA NUOVO CODICE CONTRATTI PUBBLICI RILANCIO EDILIZIA E SICUREZZA ANTISISMICA

In Italia oltre 2,5 milioni di case risultano in pessimo o mediocre stato di conservazione; circa il 60% degli edifici (quasi 7 milioni) e' stato costruito prima del 1971, quindi prima dell'entrata in vigore della normativa antisismica per nuove costruzioni (1974).
Questa la situazione in Basilicata: circa 20 mila alloggi in Basilicata sono stati costruiti dopo il 1942 e almeno 120mila prima del 1960 con ben 70 mila in uno “scarso stato di conservazione”. Basterebbero questi dati – sottolinea una nota di Confartigianato Basilicata – a spiegare che il nuovo Codice dei contratti pubblici è una rivoluzione positiva che però tarda a dare i suoi effetti soprattutto nel settore delle costruzioni che, tra il 2007 e il 2015, ha perso il 42,4% della produzione e nei primi 5 mesi del 2016 ha visto un ulteriore calo del 2,4%. L’attuazione delle apprezzabili novità del Codice – precisa Rosa Gentile, vice presidente nazionale Confartigianato - è frenata dalle incertezze ad attuare la nuova disciplina da parte delle stazioni appaltanti che, di fatto, stanno causando il blocco dei contratti pubblici. Inoltre, il sistema delle micro e piccole imprese non è ancora pienamente valorizzato e incluso nella partecipazione alle gare d’appalto. Quella che abbiamo salutato come una svolta – sottolinea la dirigente di Confartigianato – rischia di deludere le aspettative degli artigiani e delle micro e piccole imprese: sono 71.000 quelle maggiormente interessate agli appalti pubblici, e di accentuare la crisi degli investimenti pubblici, diminuiti di quasi 17 miliardi di euro tra il 2009 e il 2015. Per la Confederazione, è indispensabile emanare indicazioni che evitino l’eccesso di discrezionalità affidato alle stazioni appaltanti e valorizzare la partecipazione agli appalti da parte delle micro e piccole imprese, puntando su 3 aspetti: modalità di affidamento ‘a chilometro zero’, vale a dire coinvolgimento delle aziende di prossimità rispetto al luogo di esecuzione dei lavori e che si impegnano a utilizzare manodopera locale; un sistema di qualificazione basato sulla effettiva realizzazione dei lavori e dei contratti di fornitura; semplificazione e riduzione degli oneri a carico delle imprese. Inoltre, il contributo che Confartigianato intende dare al programma “Casa Italia” del Governo si sostanzia – spiega la nota – nel raggiungere gli obiettivi di mappatura dei bisogni, costruzione di linee guida per gli interventi da realizzare (con esemplificazione di casi concreti), finanziamento delle procedure e degli strumenti di intervento e formazione (dei professionisti, della P.A., nelle scuole). Per noi – dice Gentile – il progetto ha un carattere strategico che interesserà le sorti del Paese nei prossimi anni, fornendo risposte concrete e unitarie a diversi settori di intervento che finora sono stati trattati in maniera separata tra loro: il rischio sismico, il dissesto idrogeologico, la messa in sicurezza di edifici pubblici strategici (scuole, ospedali, impianti sportivi) e il tema della rigenerazione urbana. Si prenda ad esempio il Giappone dove si verificano ogni anno il 20% delle scosse di terremoto mondiali superiori o pari a magnitudo 6 e una media di 300 sismi al giorno: per tale motivo il Paese si è dotato di una delle normative edilizie più all’avanguardia sulle costruzioni capaci di resistere agli eventi tellurici più intensi. L’obiettivo è che almeno il 90% delle abitazioni possano assorbire le scosse più forti, tramite incentivi fiscali per le ristrutturazioni e altre misure. Al momento, gli edifici a norma raggiungono l’80%. Qual è il “segreto” dell’edilizia antisismica giapponese? Il cemento armato “flessibile” in grado di assorbire torsioni e spinte, elemento che sta modificando l’aspetto della capitale, con palazzi sempre più alti. Le tecniche prevedono veri e propri carrelli sotto le fondamenta che neutralizzano le scosse. Una ‘sorta di modernizzazione’ – continua Gentile – delle tecniche antisismiche messe a punto 200 anni fa dai Borbone che potrebbero essere utilizzate ancora oggi per mettere in sicurezza il patrimonio edilizio come dimostra lo studio condotto dall’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ivalsa) di San Michele all’Adige (Trento) in collaborazione con l’università della Calabria. Ciò perché le tecniche, si basavano sull’idea che la rete di legno, in caso di scossa, potesse intervenire a sostegno della muratura. Adesso quelle tecniche potrebbero ispirare sistemi antisismici per mettere in sicurezza il patrimonio edilizio esistente magari – come suggeriscono gli esperti - sostituendo il legno con alluminio e acciaio, per i quali l’industria è più preparata.

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