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Fertility Day all’Irccs Crob: un workshop dedicato alla conservazione della fertilità nei pazienti oncologici

Una sfida culturale che impegna sempre più medici e pazienti 

Il Fertility day lucano dedicato alla fertilità nel paziente oncologico si è appena concluso presso l’auditorium cervellino dell’Irccs Crob. Dalle relazioni dei diversi specialisti partecipanti al workshop organizzato dall’Irccs Crob e dall’Aor San Carlo,
è emersa la necessità della medicina moderna, e dell’oncologia in particolare, di seguire sempre più da vicino le necessità dei pazienti. Necessità che cambiano nel corso del tempo e a cui i medici devono fare fronte. Infatti, l’infertilità secondaria ai trattamenti antineoplastici si somma all’avanzare dell’età della prima gravidanza, mediamente intorno ai 35-40 anni. Questo fa sì che sia in costante aumento il numero delle donne e degli uomini che non hanno avuto figli al momento della diagnosi oncologica. “L’obiettivo di questa giornata” ha evidenziato il direttore dell’Irccs Crob Giuseppe Nicolò Cugno “non è un invito a riempire le culle, ma ad avere una attenzione particolare al problema della fertilità femminile soprattutto quando questa circostanza interessa donne giovani affette da malattie neoplastiche, donne che hanno diritto alla maternità al pari delle coetanee”. 


Garantire una vita normale, una volta superata la malattia, è questa la nuova frontiera verso cui si sta muovendo l’oncologia e la medicina riproduttiva, considerando che il 40 per cento delle donne con patologie neoplastiche si trovano in un età compresa tra i 20 e i 40 anni. Delle varie modalità di conservazione della fertilità nei casi di tumore all’apparato genitale femminile ha parlato il direttore del dipartimento interaziendale materno infantile e dell’U.O. di ginecologia e ostetricia del San Carlo Sergio Schettini, che ha tenuto una relazione sulla chirurgia “Fertility sparing” in oncologia ginecologica, ovvero, quel tipo di chirurgia conservativa che consente la possibilità di una gravidanza. Ma la protezione della fertilità è un argomento che interessa anche gli uomini. In particolare i giovani pazienti oncologici trattati con chemioterapia, così come spiegato nell’intervento tenuto dal direttore del dipartimento di oncoematologia dell’Irccs Crob Michele Aieta, che ha illustrato la diverse tecniche di conservazione della fertilità maschile, in primo luogo la crioconservazione dei gameti. Un argomento di cui nella discussione del workshop sono state prese in esame le diverse prospettive legate all’età: dal ragazzo adolescente che decide di conservare la propria fertilità per il futuro, al cinquantenne che desidera la paternità. Dal workshop è emerso come l’oncologia moderna sia di fronte ad una sfida culturale, che impegna sempre più medici e pazienti, e richiede conoscenza, consapevolezza e corretta comunicazione per fornire al paziente un counselling dedicato e personalizzato.

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