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📰 La riscoperta della cucina nel tempo del coranvirus: testimonianza di Donato, 36enne di Lavello


Ormai è acclarato: il periodo storico attuale non è dei migliori per via di questa pandemia da covid-19 di cui si parla continuamente e in ogni dove. Sembrano frasi fatte, ma la paura generalizzata di un "mostro" che corre alla velocità della luce, è radicata un po' in tutti. 
Siamo tutti in preda a svariatissimi timori e le emozioni diventano, spesso, turbolente e cupe. Cambiano le abitudini, cambiano le necessità, le priorità.

Si coglie, pero', per via del rallentamento della frenesia quotidiana, il senso del tempo, e, correlata ad esso, viene evidenziata la preziosità di ciò che è importante, di ciò che è vero, di ciò che è autentico, di ciò che realmente conta e ciò che può essere, invece, effimero o non necessariamente utile per la propria evoluzione. 

Gli svariati lockdown e le regole imposte dai DPCM per il contenimento del virus, hanno indotto non solo ad allarmarsi e ad angosciarsi per gli scenari nuovi e sconosciuti, ma anche a perseguire nelle proprie passioni, alimentadole a dismisura. Nei momenti nei quali siamo stati costretti a casa, abbiamo avuto modo di deviare, con tanta resilienza, le energie negative in qualcosa di costruttivo, di bello, di motivante: c'è chi si è dedicato all'arte intesa in tutte le sue sfaccettature, chi alla scrittura, chi alla lettura, chi all'allenamento, chi alla cucina...
 A tal proposito, mi piace fare un breve accenno, valido come esempio lampante (tra i tanti che potremmo segnalare), che esprime la chiara e nitida espressione dell'evidenziazione di una passione, proprio nel periodo di chiusura. 
 

Donato Piccirillo, 36enne di Lavello, imprenditore e appassionato di moda, nel periodo caratterizzato dai tanti lockdown, ha rilasciato una testimonianza che funge da spunto di riflessione: ha scoperto di avere una grande predisposizione verso la cucina, di cui già nutriva una curiosita' ampia, avendo, oltretutto, modo e tempo di accrescerla in maniera esponenziale nei momenti di inattività forzata. Ha avuto modo di spaziare nelle ricette sempre di più, scoprendo sempre nuovi spunti e "segreti" culinari geniali, per trarne piatti prelibati e di alto livello, per la gioia di tutti i suoi amici, e la sua famiglia che ormai lo reputa uno chef a tutti gli effetti... 
 

Un chiaro esempio, dunque, di come nelle grandi drammaticità, si possa trovare il proprio input soggettivo, per guardare alla vita con il sorriso e con la speranza verso un futuro roseo, auspicando di poter tornare ad aggregarsi tutti insieme a tavola per un buon/buona pranzo/cena!

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