📰 La ferita ancora aperta: 45 anni dopo, Mattarella ricorda il terremoto dell'80 e il dolore della Basilicata
Di fronte al ricordo di quei 90 secondi che cambiarono il Sud, il Presidente della Repubblica richiama l'attenzione sulla sicurezza sismica e onora la memoria di una "pagina difficile della nostra storia".
"Sono trascorsi 45 anni dal drammatico 23 novembre 1980...". Inizia così il messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che oggi riporta la memoria collettiva dell'Italia a una delle ferite più profonde del dopoguerra. Un monito solenne che non si limita alla celebrazione, ma che rievoca l'orrore di quelle "violente scosse sismiche" che devastarono l'Irpinia e la Basilicata, lasciando a terra tremila morti e un paesaggio spettrale fatto di macerie e silenzio.
Quella domenica di novembre in terra lucana
Se la cronaca ha spesso usato il termine "Irpinia" per definire il sisma, la Basilicata porta addosso cicatrici altrettanto profonde. Erano le 19:34 di una domenica sera insolitamente calda per la stagione. In un minuto e mezzo, con una magnitudo di 6.9, la terra tremò con una violenza inaudita.
Per la Basilicata, quella data è sinonimo di un dolore specifico, quasi intimo. Non si può ricordare il 1980 senza pensare a Balvano, in provincia di Potenza. Lì si consumò la tragedia nella tragedia: il crollo della chiesa di Santa Maria Assunta durante la messa serale.
Sotto quelle pietre antiche persero la vita 77 persone, per la maggior parte bambini e adolescenti che stavano seguendo la funzione. Una generazione cancellata in un istante, simbolo di una regione colpita al cuore, nei suoi luoghi di aggregazione più sacri. Da Muro Lucano a Potenza, da Bella a Castelgrande, i comuni del "cratere" lucano videro sbriciolarsi centri storici e certezze secolari.
La risposta istituzionale e lo slancio dei volontari
Nel suo intervento odierno, Mattarella sottolinea come la risposta alla catastrofe fu "impegnativa e generosa da parte di istituzioni e volontari".
Le parole del Presidente ci riportano alle immagini di quei giorni: il fango, la neve che arrivò subito dopo, e l'esercito di volontari arrivati da ogni parte d'Italia. Fu in quel caos, tra ritardi nei soccorsi (denunciati all'epoca con veemenza da Sandro Pertini) e solidarietà spontanea, che l'Italia comprese la necessità di dotarsi di un sistema organizzato. Di fatto, sulle macerie della Basilicata e della Campania, nacque la moderna Protezione Civile.
Il monito del Presidente: "Adeguare le soluzioni antisismiche"
Tuttavia, il messaggio del Quirinale non guarda solo al passato. Mattarella è chiaro: "Andrebbero adeguate reazioni e soluzioni antisismiche".
A 45 anni di distanza, la ricorrenza diventa un esame di coscienza per il Paese. La ricostruzione in Basilicata è stata lunga, complessa, talvolta segnata da ombre, ma ha anche restituito dignità a molti borghi. Eppure, la prevenzione resta la vera sfida. Ricordare il 23 novembre significa ribadire che la sicurezza del territorio non è un costo, ma l'unico investimento che garantisce il futuro.
Una memoria "impressa"
"Una pagina difficile della nostra storia, rimasta impressa nella memoria", conclude il Presidente. Per la Basilicata, il 23 novembre non è solo una data sul calendario. È lo spartiacque tra un "prima" e un "dopo". È il ricordo del boato, della polvere, ma anche della tenacia di un popolo che, pur "bisognoso di aiuto" come ricorda Mattarella, ha saputo rialzarsi, portando per sempre nel cuore il ricordo di chi non c'è più.
Oggi, mentre le istituzioni depongono corone d'alloro, la Basilicata si ferma ancora una volta. Per non dimenticare che la terra trema, ma che la memoria è l'unica fondamenta che non deve crollare mai.
Pino Di Lucchio

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