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​📺 XXI Certamen "Giustino Fortunato": Antonio Macchia - Università di Teramo


IIS "G. Fortunato" Rionero in Vulture, 7 Maggio 2026.

Per una Breve Storia dei Confini: Riflessioni di Antonio Macchia al Certamen "Giustino Fortunato"

In occasione del XXI Certamen "Giustino Fortunato", il Professor Antonio Macchia dell'Università di Teramo ha offerto una magistrale lezione magistrale intitolata "Per una breve storia di confini". Mentre il dibattito culturale spesso si concentra su ciò che unisce, Macchia ha scelto di esplorare l'evoluzione storica di ciò che divide: le barriere, gli steccati e i limiti che l'essere umano ha tracciato nel corso dei millenni.

Dalla Preistoria alla Proprietà Privata

Il viaggio storico di Macchia inizia ben 60.000 anni fa. Citando recenti studi dell'Università di Bologna su frammenti di uova di struzzo incisi, il Professore ha mostrato come l'uomo primitivo iniziasse già a pensare a forme di separazione simbolica e geometrica [02:19]. Tuttavia, il concetto di confine come lo intendiamo oggi nasce con l'agricoltura.

Quando l'uomo cessa di essere raccoglitore collettivo per diventare agricoltore individuale, nasce la necessità di delimitare il proprio mezzo di sussistenza. Nelle pianure alluvionali del Nilo o della Mesopotamia, la geometria stessa si è sviluppata come strumento per ridisegnare i confini dei campi dopo ogni inondazione [04:11].

Il Confine Sacro e il Caso di Roma

Un punto nodale della relazione riguarda il mondo romano e il concetto di sacralità del confine. Macchia ricorda il mito di Romolo e Remo: un fratricidio nato proprio dalla violazione di un confine, un solco nel terreno considerato inviolabile [07:14].

L'intervento si sofferma poi sul 49 a.C., anno in cui Giulio Cesare attraversa il Rubicone. Questo atto non è solo una sfida militare, ma un cambiamento epocale nel concetto di Stato: si passa dalla centralità del Senato e del Popolo (SPQR) a uno Stato patrimoniale legato alla figura dell'imperatore, dove il confine (il Limes) non è più una linea rigida ma una zona "porosa" di scambio e integrazione con le popolazioni barbariche [11:04].

Dal Re-Sole alla Nazione Moderna

Macchia ha tracciato una linea di continuità tra la visione di Cesare e l'assolutismo di Luigi XIV, il "Re Sole", dove lo Stato è identificato totalmente con la persona del sovrano [17:36]. La vera rottura avviene con la Rivoluzione Francese e la Battaglia di Valmy (1792). Qui, per la prima volta, il grido dei soldati non è più "viva il Re", ma "viva la nazione"[19:49].

Nasce così il concetto contemporaneo di nazione, spesso basato sull'identità linguistica. Questo modello è stato poi codificato nel 1919 con i "14 punti" di Wilson alla Conferenza di Versailles, portando alla creazione di stati nazionali che, pur cercando di dare voce alle identità, hanno spesso generato nuovi e profondi contrasti in Europa [21:50].

Conclusione: Dal Nazionalismo al Patriottismo Europeo

Nel finale della sua relazione, il Professor Macchia ha lanciato un monito ai giovani studenti, distinguendo nettamente tra:

  • Nazionalismo: l'ossessione per la linea di confine e l'esclusione dell'altro.

  • Patriottismo: il lavoro attivo per il benessere della propria comunità [24:14].

Citando Giorgio Gaber, Macchia ha invitato i presenti a sentirsi cittadini europei, guardando oltre i confini locali o nazionali per abbracciare una coinè (comunità) più ampia, simile a quella universalità che, seppur in forme diverse, caratterizzava il mondo antico. Un ritorno a un'Europa senza visti e senza barriere, dove il confine torni a essere un luogo di incontro e non di separazione.


L'intervento completo del Professor Antonio Macchia è disponibile sul canale YouTube di RioneroinVultureTV.

 

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